Iconografia degli evangelisti e analogia con la simbologia astrologica. Riferimenti nel territorio abruzzese.
A cura di: Antonio Leone
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Capitolo 5 (IX parte)

Presenze figurative degli Evangelisti nell'arte abruzzese

Altro caso di stretta relazione tra rosone ed evangelisti è nella facciata della chiesa S. Francesco (XV sec.) a Popoli (PE), in cui lo scarno sistema decorativo acquista una compiutezza grazie alla presenza del rosone quadrilobato soprastante il portale.

Il rosone è costruito su ventiquattro colonnine, di cui sei lineari e i restanti legati con i terminali interni a gruppi di tre, dipartenti a raggiera da un medaglione centrale occupato da stemma araldico; delineato nella circonferenza esterna da una cornice aggettante e decorata a rilievo, è sviluppata in quattro lobi nei vertici a diagonale contenenti ciascuno un simbolo evangelico.

Le sculture dei simboli mostrano stile realistico, in particolare accentuato nella posa naturalistica della figura del toro che sembra tendere verso l’esterno, in un moto di distacco dalla parete e dalla condizione di rilievo per “aspirare” a quella di scultura a tutto tondo.

Considerando la sistemazione delle figure in ambito sferico, tipico del rosone, e la loro orientazione sulle diagonali, leggiamo un abbinamento dei simboli per "coppie opposte”; la connotazione simbolica qui richiama maggiormente la sinergia tra l’elemento cristiano e quello universale.

I particolari più peculiari sono rappresentati dalla "posizione astrologica corretta" degli evangelisti, sviluppata in un ipotetico circoscritto cerchio zodiacale, e dalla divisione in ventiquattro colonnine, in analogia con le ore del giorno e della notte.

In forme molto diverse appare la stesura decorativa della chiesa abbaziale di S. Clemente a Casauria (X-XII sec), ritenuta tra gli esempi nazionali più significativi della transizione dal romanico al gotico italiano.

Fondata nel IX sec. e successivamente più volte ricostruita, l’abbazia subì un importante processo di rinnovamento con l’abate Leonate (1176) che1 in seguito alla ricomposizione del patrimonio monastico, avviò i più importanti lavori di costruzione e decorazione della chiesa.

Il programma iconografico delle decorazioni scultoree si dipana dalla facciata del portico antistante, sviluppandosi sui capitelli e sugli archivolti in una ricca e variegata esposizione di soggetti biblici e decorativi, concentrando successivamente ‘attenzione sul portale centrale, soprattutto con i rilievi “storici’ della lunetta e degli stipiti, per poi, attraverso il portale bronzeo di stampo benedettino, penetrare all’interno soffermandosi principalmente sugli arredi liturgici quali l’ambone e il cero pasquale, e infine approdare sul ciborio sovrastante l’altare (sarcofago del IV sec.). All’interno di questo organismo decorativo, la presenza delle immagini dei simboli evangelici costituisce quasi il filo conduttore del messaggio iconografico e religioso della chiesa; è infatti la visibilità delle quattro grandi figure scultoree, oggi parzialmente mutile, soprastanti te rispettive colonne antistanti addossate ai pilastri del portico, e riproducenti l’aquila, il toro, il leone e angelo, che funge da “incipit” del successivo dispiegarsi della narrazione iconografica.

A conferma di una diffusa impostazione figurativa degli edifici di culto, le quattro figure si riconfermano infatti altre due volte all’interno dell’edificio: sull’ambone della navata, al centro dell’itinerario religioso, e sul ciborio, nella parte finale del percorso simbolico.

In questo senso, testimoniando i momenti estremi dell’entrata nella dimensione spirituale del tempio, i simboli evangelici vengono a promuoversi tra i soggetti iconografici del messaggio biblico più importanti della decorazione casauriense.

Riguardo la loro rispettiva collocazione, si registra una diversità in tutte le tre stesure; sulla facciata si ha le versione coerente con la sequenza di lettura evangelica, con l’angelo di Matteo sul primo pilastro a sinistra, il leone di Marco sul secondo seguito dal toro (asportato) di Luca sul terzo, ed infine l’aquila di Giovanni sull’ultimo a destra; sull’ambone, già citato, vengono scelti gli abbinamenti aquila-leone e angelo-toro (asportati); infine i fregi sovrastanti l’arco trilobato anteriore del ciborio quattrocentesco, sono costituiti dai sette rilievi, in riquadri, delta vergine con bambino al centro, gli angeli ai lati e gli evangelisti agli esterni, i “quali si mostrano con l’angelo ed il toro agli estremi, l’aquila ed il leone agli interni, ripresentando la medesima disposizione delle citate porte lignee di S. Pietro ad Alba Fucens.


Theorèin - Gennaio 2006