Si formò nella bottega di Cosimo Rosselli, assieme a Piero di Cosimo e
Bartolomeo della Porta. Al termine dell'apprendistato formò un sodalizio
artistico, oltre a quello umano, con Bartolomeo della Porta, che durò fino al
1500.
Il Vasari cita la grande amicizia tra i due pittori con l'episodio in cui A. sentì la necessità di seguire il fuoriuscito Bartolomeo, dalla bottega di Rosselli, nella nuova bottega da questi fondato; sottolinea, inoltre, la differenza di livello tecnico esistente tra i due, per la quale A. approfondì lo studio del disegno sulle "anticaglie" presenti in quantità a Firenze, ed in particolare presso i Medici; con l'accresciuta padronanza del disegno Mariotto prese servizio presso donna Alfonsina, madre di Lorenzo dei Medici, della quale fece anche un apprezzato ritratto. Ci fu, però, il rivolgimento politico del 1494 ad interrompere questa parentesi artistica del pittore il quale tornò a lavorare presso la bottega di Bartolomeo.
Dei dipinti fatti in questo periodo, citati dal Vasari, non rimangono tracce.
Delle opere, invece, attribuite a questa prima fase della collaborazione dei due pittori figurano
l'Annunciazione (1497) del Duomo di Volterra e la Sacra Famiglia (oggi a Los Angeles, County Museum), le quali presentano una fusione di elementi derivanti dal Perugino, Ghirlandaio e dalla pittura fiamminga per il paesaggio.
Sono, invece, di mano di A. i trittici Vergine col Bambino, Angeli e Santi del Musée des Beaux-Arts di Chartres e la
Vergine col Bambino tra le Sante Caterina d'Alessandria e Barbara (Museo Pezzoli di Milano), in cui gli elementi precedenti sono resi con maggiore raffinatezza.
Nel 1500 si ebbe l'entrata in convento di B. della Porta, che, citando il Vasari, costituì un trauma per Mariotto il quale non giunse a seguirlo in convento solo per la sua antipatia nei confronti di un certo ambiente clericale, dimostratosi molto terreno e poco spirituale.
In seguito A. fu incaricato da Gerozzo Dini a terminare il Giudizio Universale di una Cappella del Chiostro di Santa Maria Nuova (FI), lasciato incompiuto da fra' Bartolomeo, in virtù del fatto che l'artista aveva "la medesima maniera" dell’autore originale; finì l'opera e fu particolarmente apprezzata anche perché "...molti, non lo sapendo, pensano che d'una sola mano ella sia lavorata.
" Ciò, evidentemente, portò maggior notorietà all'artista che in seguito ebbe maggiori incarichi cominciando dalla
Crocifissione (1506) della Certosa di Val d'Ema (FI), citato subito dal Vasari, anche se preceduta (1503) dalla
Visitazione (Uffizi, FI), nel quale viene evidenziata la lezione del frate assimilata dall'A. nella resa prospettica della struttura e nella monumentalità delle figure.
Successivamente Mariotto ebbe un breve periodo di crisi, dovuto forse ad un ambiente fiorentino inquieto o, quantomeno, ostico ed intellettualmente elitario, stando agli elementi posti del Vasari; per cui il pittore aprì un'osteria che soddisfaceva meglio le proprie esigenze ed inquietudini; da notare come il Vasari descrive la situazione con una particolare comprensione e partecipazione
("...sofisticherie e stillamenti di cervello della pittura...dalle lingue de' pittori morso, come è continua usanza in loro...").
Ma presto si stancò della nuova attività e tornò alla pittura.
Lavorò per cittadini di Firenze e di nuovo per i Medici dipingendo a olio un tondo con simboli dello stemma del casato destinato ad ornare la porta del palazzo (di cui evidentemente non c'è più traccia). Dipinse la grande pala con
l'Annunciazione per la confraternita di San Zanobi (1510) (FI, Galleria dell'Accademia) in cui l'artista riuscì a raggiungere intensi toni drammatici, ben evidenziato dal Vasari nel percorso ispirativo, piuttosto sofferto, del pittore; maturò, cioè, la convinzione che un'opera di valore doveva fondere forza e intensità con la dolcezza, e ciò poteva essere ottenuto lavorando sulla resa prospettica e monumentale indicata da fra' Bartolomeo della Porta e sui colori caldi e chiaroscurati di ispirazione raffaellesca.
Dell'influenza dell'opera di Raffaello si scova traccia nelle colorazioni e nelle espressioni dell'Annunciazione tra i Santi Sebastiano e Lucia (Monaco, Alte Pinakothek) e nelle tavolette di
San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena (Bergamo, Accademia Carrara),
opere, queste che assieme ad altre quali la pala monumentale con la Vergine in gloria e
Santi della cattedrale di Besançon, il Padre Eterno tra le Sante Caterina da Siena e M.Maddalena -1509-(Lucca, Museo di Villa Guinigi), appartengono alla produzione del ripristinato sodalizio artistico con frà Bartolomeo nel periodo 1509-1513 quando ci fu la definitiva separazione, probabilmente a causa della citata crisi artistica di A.
Dopo aver prodotto opere in cui emergono anche tracce di insegnamenti leonardeschi come la pala con
la Vergine in trono e quattro Santi, o la Trinità (Galleria dell'Accademia, FI), A. si reca a Viterbo lavorando nel Convento di S. Maria della Quercia e a Roma dove operò lasciando opere come
lo Sposalizio mistico di Santa Caterina per la Chiesa di S. Silvestro al Quirinale, citata dal Vasari, a tutt'oggi scomparse.
Sempre il Vasari dà notizia che A. si ammalò a Roma, fu trasportato a Firenze dove in pochi giorni morì all'età di 45 anni (si è attestato che l'età reale è di 41 anni).
In conclusione, la collocazione di Albertinelli nel classicismo fiorentino del primo '500 viene individualizzata e valorizzata dalla sua grande sensibilità coloristica che spesso rende più raffinata l'impostazione classicista assimilata in quell'ambiente artistico .
Theorèin - Anno 2002