theorèin biografia di
Francesco Algarotti

Francesco Algarotti nasce a Venezia nel 1712 da una ricca famiglia e svolge brillanti studi scientifici a Roma e a Bologna. Nel 1735 si reca a Parigi, dove conosce molti illustri esponenti della cultura internazionale, tra i quali Voltaire, e porta a termine il Newtonianismo per le dame, un’opera che lo rende noto in tutta Europa. Soggiorna poi a Londra e in Russia (un’esperienza descritta nei Viaggi di Russia), e nel 1740 si trasferisce alla corte di Federico II di Prussia, dove resta ben tredici anni, con interruzioni che lo portano a Dresda e in Italia. Nel frattempo arricchisce la sua esperienza politica e culturale, e compone saggi di vario argomento che consolidano la sua già diffusa fama di scrittore versatile e gradevole. Nel 1753 torna in Italia e, dopo aver soggiornato a Venezia e a Bologna, si stabilisce per motivi di salute a Pisa, dove invece muore nel 1764. L’Algarotti è un esempio tipico di intellettuale settecentesco cosmopolita, dalla cultura enciclopedica, amante degli incontri salottieri e delle brillanti discussioni scientifiche e letterarie. Autore poliedrico, con interessi vastissimi e disparati, lascia un’ampia produzione, nella quale spiccano vivaci saggi in prosa. Un particolare interesse ha il Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua (1750), che coglie gli aspetti migliori della lingua nella sua rispondenza al "genio" di ogni popolo, ossia alle sue caratteristiche di mentalità e costume. Altrettanto significativo è il Saggio sopra la rima (1752), nel quale l’Algarotti sostiene che, grazie alla sua duttilità, l’endecasillabo sciolto è l’unico metro attraverso il quale la poesia può trasformarsi da fonte di semplice diletto a strumento di diffusione delle idee. Altre opere notevoli per acume e scorrevolezza di stile sono il Saggio sopra l’opera in musica (1755), il Saggio sopra l’architettura e il Saggio sopra la pittura (ambedue del 1756) e infine lo studio Sopra Orazio (1760). Nelle Epistole in versi (raccolte a sua insaputa dal Bettinelli), l’autore concilia l’ideale di una poesia didascalica e divulgativa con l’eleganza composta del verso classico. L’opera più nota dell’Algarotti resta il Newtonianismo per le dame, del 1737, poi ripubblicato nel 1752 con il titolo Dialoghi sopra l’ottica newtoniana. Il testo, la cui struttura si ispira alle Conversazioni sulla pluralità dei mondi di Bernard de Fontenelle, illustra in forma divulgativa le complesse teorie di Newton sulla luce. È composto da sei dialoghi immaginari tra l’autore e una giovane marchesa, ai quali partecipa talvolta il pedante Simplicio. La novità del libro consiste non nell’argomento, bensì nel pubblico al quale l’autore si rivolge, quello femminile; così l’Algarotti giustifica la forma spigliata del suo saggio, rivolto a "quel sesso che ama più tosto di sentire che di sapere". L’espediente nasconde in realtà la convinzione che è ormai giunto il momento di allargare la cultura scientifica, anche se forse non rigorosamente approfondita, a coloro che da essa per tradizione ne sono stati sempre esclusi (come appunto le donne), e che il mezzo migliore per farlo è l’uso di uno stile "netto, chiaro, preciso" e il più possibile arguto. Muore a Pisa nel 1764.