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theorèin biografia di Heinrich Heine
Poeta e scrittore tedesco (Dusseldorf
1797 - Parigi 1856). Studente di giurisprudenza a Bonn, si formò nel clima
romantico ed ebbe come maestro A.W.Schlegel. Ma già nel suo breve scritto
giovanile, Il romanticismo (1820) si può intravvedere il posteriore svolgimento
intellettuale dell'autore attraverso una formula poetica che lo colloca fuori da
un'adesione rigorosa ai dettami della teoria romantica. Una adesione ci viene
dalle due tragedie Almansor (1831) e William Ratcliff (1822).
l'opera che gli diede una fama improvvisa, il Libro dei canti (1827) dà
piena misura, insieme con i Quadri di viaggio (1826-1831) del suo
rapporto con una tradizione letteraria e delle complesse innovazioni che gli vi
introduce. Un sensualismo scoperto, la poesia del "tragico
quotidiano", infine il gusto del pittore di genere, definiscono i diversi
piani della sensibilità romantica verso un simbolismo e decadentismo avanti
lettera, ma esplicitamente aperto ad un concreto interesse per la realtà anche
nelle sue dimensioni sociali e politiche: lo dimostrano gli articoli riuniti ne La
scuola romantica (1832-1836) e nel Per la storia della religione e della
filosofia in Germania (1834-1835). Vicino al gruppo del Junges Deutschland,
malvisto in Germania per alcuni scritti di tendenza liberale e minacciato dal
Metternich (nel 1835 tutte le sue opere furono messe al bando), dopo la
rivoluzione parigina del luglio 1830, andò in esilio in Francia, seguendo e
commentando da vicino gli avvenimenti politici di quel paese in una serie di
articoli per la Gazzetta generale di Augusta, che inaugurava una forma di
giornalismo ad alto livello. Da questa attività di corrispondente, nascevano
nel corso degli anni; Condizioni francesi (1831-1832) e Lutetia (1840-1843).
Il suo avvicinamento ai circoli saintsimonisti e poi l'incontro con Marx nello
inverno del 1843 documentano le radici del suo democratismo, avvertibile nel suo
Atta Troll (1834), sulla poesia di tendenza, del poemetto satirico Germania
una fiaba invernale (1844), nonchè in componimenti come I tessitori (1847),
sulla rivolta dei tessitori slesiani. Colpito nel 1845 da un'implacabile
malattia, venne sempre più ripiegandosi su se stesso e accordando nel Romanzero
(1851) i toni di un sottile e doloroso pessimismo. Non mancò una crisi
religiosa, che, variamente interpretata, deve essere intesa nella sua
sostanziale sincerità.
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