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theorèin biografia di Sòren Kierkegaard
La vita di Sòren Kierkegaard è assai povera di avvenimenti esteriori : egli non si spostò quasi mai da Copenaghen ( a parte due viaggi a Berlino ) e visse di rendita, tutto dedito alla sua produzione letteraria.
Tuttavia Kierkegaard affrontò la propria vita ‘soggettivamente’, in modo intensissimo, interpretando spesso le proprie vicende personali come segni di un destino.
I ‘Diari’ (postumi ) indicano appunto i molteplici nessi fra la biografia del filosofo ed il suo pensiero.
La vita privata di Kierkegaard fu segnata appunto da tre fatti: il rapporto con il padre, ‘il pungolo della carne’ che lo richiamava continuamente alla condizione di penitente e la breve relazione con Regina Olsen.
Il carattere soggettivo della sua particolare filosofia è testimoniata da numerose opere quali ‘
Aut Aut’, di cui fa parte ‘Diario di un seduttore’, ed ‘Il concetto dell’angoscia’.
Il saggio di Kierkegaard ‘ Don Giovanni, la musica di Mozart e l’eros ’sono contenuti nell’opera intitolata ‘Aut Aut’ dove hanno il compito di delucidare le caratteristiche proprie dello ‘stadio estetico’ con l’esempio di una figura simbolica il don Giovanni che ne ha sperimentato integralmente tutta l’estensione.
Il filosofo non guarda al seduttore solo in termini morali o moralistici, come simbolo del peccato da cui bisogna liberarsi per condurre una vita razionale, ma dedica al personaggio mozartiano analisi finissime che rivelano appunto un interesse profondo non soltanto teso all’edificazione.
Il don Giovanni di Lorenzo Da Ponte messo in musica da Mozart non pensa, non progetta, è infastidito dai sentimenti.
Vive, viaggia, incontra, capita in situazioni che non prevede.
Nella sua autarchia, è il modello perfetto della figura dell’antagonista.
Tutti gli altri personaggi sono attratti dalla sua orbita : è una calamita.
Il personaggio è costantemente oltre le regole dei comportamenti.
Così anche il don Giovanni kierkegaardiano ha come tratto essenziale del suo carattere l’agire, una sorte di ‘ perpetuum mobile ’, rappresentante la qualità fondamentale del suo essere sensibile.
E’ un movimento carico d’inquietudine che eccita la volontà e conduce don Giovanni a sfiorare i limiti, a travalicarli ma non per possedere qualcosa.
Il suo piacere non si nutre di compimento: è l’espressione stessa del movimento che non si placa nel raggiungimento di uno scopo ( ad esempio il possesso di una donna ), ma si autoalimenta.
Norme e regole, siano esse di tipo sentimentale o etico, rappresentano per questa figura elementi snaturati in quanto esterni alla sua intima tensione.
Infatti sia il don Giovanni di Mozart che quello di Kierkegaard sono personaggi curiosi, senza pregiudizi caratterizzati da una naturale espansione sentimentale, e da un movimento orientato all’eccedenza proprio perché nasce da una tensione interna, indifferente a ciò che nasce dall’esterno.
Egli è come costretto ad eccedere perché il confronto con ciò che è estraneo viene ad essere inghiottito.
Ad esempio il don Giovanni di Kierkegaard ha come rivale un fidanzato ridicolo, conformista: Edoardo; il don Giovanni di Mozart ha invece come antagonista don Ottavio, un composto e misurato uomo di legge.
Tutti i suoi incontri sono inutili ed inappagati.
Don Giovanni incontra sempre se stesso, l’altro non esiste, infatti è inconsapevole di quelle regole che consolidano un gruppo sociale, e comunque anche quando ne viene a conoscenza , pare non curarsene.
Le sue esperienze sono tutte in relazione alla ricerca del limite : il fatto stesso che il suo agire , o metaforicamente il suo viaggio non prevede un compimento , fa sì che il personaggio approssimi o viva condizioni estreme. Il tipo di piacere che qualifica queste esperienze è particolare , perché ha a che vedere con la frenesia. Frenesia e furore sono le caratteristiche dell’agire del don Giovanni e connotano la tensione del suo movimento . Infatti il personaggio mozartiano non si pente, non rinnega il sensibile , non riconosce, ancora una volta , nulla al di fuori di sé, neppure la trascendenza.
Don Giovanni è eccedente anche nella massima esperienza del limite concesso all’uomo: muore per eccesso di vita . Il don Giovanni di Kierkegaard , come già quello di Mozart , è specificatamente moderno , non perché richiama l ’ eterna presenza della passione amorosa nella vita dell’uomo ma perché diventa l' emblema di una possibile e positiva fuga dalla normalità generale – quella per cui chi lavora e mette su famiglia non ha più tempo per badare a se stesso-.
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