IL CASO SVEVO
A cura di: Mario Della Penna
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Lezione 1

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, di lontana origine ungherese, appartenente ad una famiglia piccolo borghese.

Avviato a studi tecnici commerciali in un collegio in Baviera, per cui tutta la prima formazione, è di lingua e di cultura tedesca.

Questo fatto spiega molte cose; anzitutto la sua difficoltà di scrivere in italiano e la sua familiarità con gli autori di cultura tedesca.

Svevo fu fondamentalmente un’autodidatta, per cui la sua educazione letteraria risultava essere un fatto personale.

Questa educazione si era maturata su due binari: una più naturale in lingua tedesca; aveva letto Schopenauer, Nietzsche, Freud; l’altra un po’ più strana, tenuto conto che scriveva e parlava in tedesco o parlava il dialetto triestino, riguardava la volontà di Svevo di essere uno scrittore italiano.

Non avendo molte possibilità di imparare l’italiano a Trieste (dove tutti parlavano il dialetto e le autorità ufficiali il tedesco, in quanto città facente parte allora dell’impero Asburgico) imparò la lingua leggendo i classici della letteratura italiana.

Fra i suoi prediletti le Operette Morali di Giacomo Leopardi e quindi un italiano un pò libresco che non si abbeverava alle fonti vive.

Diplomatosi in ragioneria, Svevo si trova nella necessità di guadagnarsi da vivere e perciò va a lavorare in un complesso commerciale.

Inizia così la sua vita adulta, che subito gli si mostra grigia, fatta di routine. (Vi sono diversi artisti legati alla vita d’impiegatizia, ad esempio Verlaine impiegato di assicurazione; Gaugin impiegato di banca; Kafka impiegato di assicurazione).

A questo lavoro monotono e arido, Svevo oppone in alternativa la letteratura.

Esce Una vita, un testo chiave per la conoscenza di Svevo.

In questo romanzo lo scrittore racconta la sua prima giovinezza.

E’ la vita di un ragazzo, Alfonso Nitti, che muore a vent’anni, il quale esce di casa con un diploma di ragioniere e va a lavorare in una banca: Maller. Ma non è solo un ragioniere; egli è innamorato di letteratura e sogna di fare un giorno lo scrittore.

L’ingresso nella banca significa per questo giovane la depressione. Si rende conto che il mondo non somiglia affatto a come lui lo pensava. I valori che circolano non ha niente a che fare con i valori elaborati nella fantasia e nella sensibilità di un giovane che si forma sui grandi classici dell’umanità.

Sulla terra predominano altre categorie, altri valori come l’utile, l’interesse e che gli uomini non guardano certo ai mezzi con i quali si procurano questi. Che sono tutti corrotti.

Tutta la prima parte del romanzo è un apprendistato, è questa formazione severa in cui è costretto a sottostare.

C’è un personaggio, l’avvocato Macario, il quale un giorno fa una lezione al giovane di belle speranze già deluso al quale dice che l’importante è saper lottare.

Per un capriccio della figlia del principale Nitti attrae l’interesse della stessa. Tutti i colleghi capiscono che il giovanotto fingendosi vago, aereo, è riuscito a fare quello che a loro non è riuscito e cioè avvicinarsi alla preda più ambita.

C’è una parentesi amorosa fatta di assoluta incomprensione, e nel momento in cui bisognava stringere con una sorta di cupio dissolvi se ne va. Torna la paese da cui viene dove c’è la madre che sta male, quando ritorna lei si è completamente dimenticata del giovane intellettuale, si è fidanzata con l’avvocato Macario.

Per una delusione globale il giovane decide che la vita non vale la pena di essere vissuta e si uccide.

I rapporti con la biografia sono evidenti; il protagonista del romanzo e Svevo facevano lo stesso lavoro, l’età era più o meno quella, quindi questo romanzo possiamo proprio dire che rappresenta il primo Svevo.

Il romanzo esce con un titolo incredibile, lo stesso di un capolavoro di Maupassant, per la ragione semplice che Svevo non lo sapeva, egli ignorava del tutto l’esistenza di questa opera.

Il romanzo riscuote un certo successo locale meritandosi una recensione sul Corriere della Sera, ma subito dopo viene dimenticato.

Sei anni dopo, 1898, Svevo ci riprova: esce il secondo romanzo Senilità.

Questo romanzo è diversissimo dal primo.

Inizia con una specie di miracolo di apparizione di una donna. C’è l’ombrellino che cade per terra, il personaggio, che sarà l’eroe, capisce che quello è un invito, nasce un’avventura piacevole con una donna piacente senza nessuna implicazione sentimentale vera, i patti saranno chiari fin dall’inizio.

Chi è Emilio Brentani? Un impiegato presso una assicurazione; una fametta locale dovuta ad un libro pubblicato in età giovanile che aveva avuto un certo successo ma che lo teneva in una strana posizione come una promessa che non si avvera; una sorella, Amalia più giovane di qualche anno.

Quella che sembrava un’avventura piacevole, un diversivo gradevole nella vita monotona di impiegato, diventa un processo pressoché distruttivo.

C’è una storia abbastanza analoga, anche se tutto è diverso, con un romanzo di Proust e nello specifico nella parte intitolata Un amore a Swan.

Swan ancora giovane, ma non giovanissimo, di codici raffinatissimi, di educazione straordinariamente ricca che si esprimeva in una meravigliosa semplicità di modi, un giorno incontra una cocotte di cui non si innamora affatto, ma fa quello che fa Emilio in Senilità. All’improvviso scatta un amore reso ancor più terribile dal fatto che non è sorretto da alcuna stima.

Swan ed Emilio hanno la stessa sorte; scoprono che si può amare terribilmente una persona senza volerle bene.

Emilio perde Angiolina, perde la sorella Amalia anch’essa protagonista di un intreccio, vittima della vittima, e nell’ultima pagina del romanzo si sente già il nuovo romanzo che sta arrivando.

Nel 1998 pubblicato il romanzo va a ruba a Trieste per ragioni di pettegolezzo, perchè si trattava di una storia estremamente vera.

Tutti sapevano a Trieste il vero nome e cognome di Angiolina; tutti sapevano come erano andate veramente le cose.

Tutti a Trieste leggono il romanzo ma nessuno fuori della città. Svevo si ritrova al punto di prima, smette con la letteratura e si dedica agli affari.

Schmitz fa quello che non aveva fatto il suo personaggio Nitti. Conosce una fanciulla, s’innamora di lei (?) ma questa è la figlia di un industriale delle vernici sottomarine, e che allora era la sola ditta al mondo che deteneva il brevetto di una vernice che riusciva ad essere repulsiva ai micro organismi che si attaccano sotto le chiglie delle navi. In un'epoca in cui la navigazione rappresentava molto, questi micro organismi creavano delle incrostazioni tali che queste navi perdevano in velocità e con la conseguente perdita secca nei commerci. Questo chimico triestino aveva scoperto questa vernice capace di diminuire rispetto alle vernici esistenti una buona percentuale di questa incrostazione. Tutte le marine d’Europa si rivolgevano alla famiglia di questa ragazza che diventa rapidamente ricca.

Schmitz mise gli occhi su una delle figlie di questo industriale, poi su una seconda per poi sposare la meno bella. Comincia la vita coniugale di Svevo che lo libera dalla vita di impiegato diventando compartecipe dell’industria.

Essendo non capace nel settore, viene impiegato come addetto alle pubbliche relazioni. Da questo momento Svevo dovrà curare i rapporti dell’industria con l’estero, interessarsi della stipula dei contratti.

Esce da quel servaggio di impiegato e ricomincia in gran segreto a scrivere.

Un giorno si accorge di non conoscere bene l’inglese, lingua che gli serviva per i suoi numerosi viaggi di lavoro. Si rivolge alla Berlitz School di Trieste per avere un insegnante di madre lingua. Essendo la sua una delle famiglie più ricche di Trieste, non sarà lui ad andare alla scuola ma sarà l’insegnante ad andare a casa sua. In quegli anni a Trieste c’è un signore di nome James Joyce scrittore celeberrimo nel mondo degli addetti alla letteratura totalmente sconosciuto al di la di quel mondo. Potente in letteratura perchè conosce tutti, costretto a sbarcare il lunario insegnando inglese non avendo altre fonti di reddito.

Joyce si presenta a casa di Svevo, cominciano le lezioni, e durante le conversazioni l’argomento finisce nella letteratura.

Joyce viene a sapere dal suo allievo che è uno scrittore segreto, (nemmeno poi tanto avendo pubblicato già due libri e con un terzo prossimo alla stesura) e chiede di poter leggere qualcosa e poco dopo lascerà la città.

La lettura dei due romanzi, fa intuire a Joyce che si trovava dinanzi ad uno scrittore strepitoso. Si reca in Francia dove conosceva dei signori fra i quali il più famoso era Valery Larbaud.


Theorèin - Maggio 2002