IL CASO SVEVO
A cura di: Mario Della Penna
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Lezione 5

Quando Svevo inizia a scrivere la storia di Alfonso Nitti nel 1889, siamo in un periodo ancora abbastanza precoce nella storia della letteratura italiana, in riferimento al fatto che in quegli stessi anni stanno uscendo Il piacere e Mastro don Gesualdo. Con il secondo c’è il concedo del verismo e dell’opera in genere di Verga, con il primo si apre la narrativa decadente simbolista in Italia.

Esce Una vita che sotto certi aspetti è un'opera naturalistica in ritardo, nonostante che ad una lettura più attenta, si possono osservare tratti che evidenziano la crisi del naturalismo nel senso forse più moderno di quanto stia ne Il piacere, perchè trattasi di un romanzo che va oltre il simbolismo; ci stiamo avvicinando a quella letteratura mitteleuropea che ha i suoi grandi protagonisti in scrittori come Kakfa, Mann. E’ un romanzo quindi per certi aspetti attardato e per altri aspetti anticipatore di qualcosa che deve ancora venire.

Quando Svevo scrive Una vita ha ventotto anni, quindi è poco lontano dal suo personaggio; ne ha meno di Emilio Brentani. Quando nel 1898 pubblica Senilità il rapporto con il personaggio è ancora più stretto di quanto non fosse con il precedente e sotto molti aspetti Svevo è un Alfonso Nitti che è invecchiato e che si è trasformato in Emilio Brentani.

Ma è un Alfonso Nitti che non ha concluso la sua esistenza con questo scontro da cui non si può uscire vivi; invece Emilio ha trovato il modo di nascondersi in una sorta di intercapedine dalla realtà, in un rifugio, e questo rifugio è l’immaginario; è una sorta di cuscinetto d’aria che lo separa dalla realtà e che è occupato dalle sue fantasie.

C’è un passo in Senilità in cui si dice di lui che non faceva altro che fare propositi, quindi non un atto ma un progetto di atto.

In Alfonso i propositi hanno una loro concretezza che non potendo adempiersi concretamente si risolvono nell’auto annullarsi (uno Jacopo Ortis che aveva deciso che la vita poteva viversi secondo l’onore, amore e patria; amore e patria non saranno possibili, l’onore gli impone di non vivere).

Il proposito diventa un fumo che stordisce già in Emilio Brentani (Brentani ha passato gli anni che vanno dal ventiduesimo anno di morte di Alfonso fino alla sua nascita letteraria trentasettesimo di Svevo facendo continuamente propositi) quindi c’è un intervallo, una zona cuscinetto occupata dai vapori di un immaginario, di una coscienza che più che misurarsi con la realtà e improntarsi sul riflesso oggettivo del fatto, comincia a distaccarsi dal fatto, per girarsi su se stesso.

Claudio Magris, studioso di letteratura mitteleuropea, scrive che il grande tema della letteratura mitteleuropea, in cui rientra anche Pirandello, è il rapporto fra parole e cose.

Arriva un momento in cui la letteratura europea si rende conto che fra parole e cose si è creato quasi un muro; cioè il linguaggio diventa un organismo a se che non ha più ricadute nel mondo della realtà. Questo denuncia una crisi fra coscienza e realtà.

C’è un passo di uno scrittore in cui si dice che l’elastico che collega la parola alla cosa si è allentato e quindi muovendo la parola non riusciamo più a trasmettere il movimento alla cosa. L’uomo si trova prigioniero del linguaggio.

Il grande tema della letteratura contemporanea è questo sogno impossibile di andare oltre il linguaggio, di ripristinare questi elastici che non funzionano più. E’ il tema di Pirandello quando dice che il grande problema è la comunicazione.

Nel romanzo di Svevo non si fa cenno di questo rapporto fra parole e cose, però il tema del divorzio della coscienza dalla realtà è già evidente.

La coscienza diventa una sorta di tana in cui ci si rifugia per sopportare la vita.

Bisogna che la realtà sia rimodellata dalla coscienza, sia resa accettabile, metabolizzata dalla coscienza.

Il problema è se la realtà che la coscienza riproduce è realtà. Emilio non lo sa perchè fino ai trentacinque anni ha vissuto in un mondo creato da lui stesso e occupato soprattutto dalla sua immaginazione artistico-letteraria.

Questo personaggio, vissuto sempre rintanato, un giorno si avventura; vede questi occhi azzurri, questi capelli biondi di Angiolina, allora si rende conto che fuori c’è tutto questo e non il grigiore, la paura che aveva immaginato per trentacinque anni.

Lui che ha vissuto sempre cautamente e che ha scambiato i fantasmi del proprio immaginario con la realtà (aspetto flaubertiano) ha un impatto con la vita estremamente seducente.

La vita gli si presentava come la sirena che ammaglia con il suo canto per poi fare scempio dei naviganti; lui è destinato ad essere distrutto, peggio della sorte di Alfonso Nitti che ha scelto la sua fine.

Angiolina è un personaggio crudele e nello stesso appagante proprio com'è la vita.

In tutta la prima parte del romanzo misuriamo la inettitudine di Emilio.

Flaubert aveva sognato di scrivere un romanzo intitolato La spirale di cui il tema doveva essere la sostituzione della realtà da parte dell’immaginario.

(...) Di più egli si era balcato con quel piano ne aveva sognata la realizzazione e la conseguente (...)

Il personaggio sta già modellando la vita secondo quell’idea cartesiana di vivere le passioni attraverso il filtro dell’intelligenza. Il tema di Senilità è questo.

Ma le passioni vanno vissute con una forma di abbandono, per cui la logica delle passioni non ha nulla a che fare con la logica dell’intelligenza.

Questa idea di vivere le passioni filtrandole attraverso la razionalità è il sogno settecentesco. Il Romanticismo ha insegnato a tutti che la logica della passione non ha niente a che fare con la logica della ragione.

Il grande libro infatti che inaugura il Romanticismo sono I dolori del giovane Werther di J.W. Goethe; il grande tema di questo libro è che nel momento in cui i protagonisti si affacciano sul loro inconscio, sul deposito delle loro passioni, scatta una tempesta che li travolge tutti.

Carlotte che ama sia il marito sia Werther, sta innescando l’esplosivo che difatti alla fine arriva, quando Werther vorrebbe uccidere l’amico-nemico e poi decide di morire lui.

Chi morirà nel romanzo di Svevo? Amalia. Chi è Amalia? Amalia è la sorella di Emilio che gli assomiglia moltissimo. Emilio ha avuto una vita completamente invissuta; Amalia anche. Emilio ha come correlativo Amalia; Amalia ha Emilio.

Amalia è il personaggio su cui pesa tutto il romanzo nel senso che posto che qualcuno debba morire, lei diventa la vittima della vittima.

Amalia ed Emilio sono personaggi di segno negativo, ma Emilio di fronte alla sorella, riesce a essere di segno positivo. Emilio è innamorato di Angiolina, la insegue; Angiolina è l’immagine solare della vita, è ambigua a volte è protettiva e materna, a volte è sfuggente, crudele, stupida; anche Amalia ha una storia d’amore segreta, con un amico di Emilio. Questo amico si chiama Stefano Balli, ed è anche lui un'artista fallito (scultore). Il quoziente di fallimento artistico di Emilio è funzione del carattere di Emilio in assoluto; l’altro è un personaggio di segno positivo.

"Stefano Balli era un uomo alto e forte, l’occhio azzurro giovanile su una di quelle facce dalla cera bronzina che non invecchiano: unica traccia della sua età era la brizzolatura dei capelli castani, la barba appuntata con precisione, tutta la figura corretta e un po' dura. Era talvolta dolce il suo occhio da osservatore quando lo animava la curiosità o la compassione, ma diveniva durissimo nella lotta e nella discussione più futile."

...Angiolina si trovava nella lotta è impugnava con la stessa energia ogni arme che gli sembrasse efficace senza curarsi ....

Si viene a scoprire che Amalia è segretamente innamorata di Stefano e si riproduce da un punto di vista femminile il rapporto che lega Emilio ad Angiolina.

Quindi il rapporto diventa quasi algebrico: Emilio sta ad Angiolina come Stefano ad Amalia. Quindi questo rapporto a due diventa un rapporto a quattro.

Da piccoli segnali Emilio capisce che la sorella è innamorata di Stefano (il quale non ne ha nemmeno un minimo sentore), credendo di far opera di bene, prega l’amico di non frequentare più la sua casa.

Amalia viveva di questo amore segreto nutrendolo di pensieri, di sogni, di immaginario, che avevano una fonte nelle visite che Stefano faceva a casa dei due. Il fratello inconsapevole carnefice, pensa di togliere Amalia da questa sofferenza, e non si accorge che la toglie dall’unica gioia che aveva, cioè quella di vedere quest’uomo.

Il romanzo di Amalia, di questo essere invissuto, di un essere inetto come il fratello ma che diventa inetta di un inetto, inizia dal momento in cui Stefano non viene più a far loro visita.

Inizia una vita segreta tragica di Amalia la quale comincia a drogarsi con l’etere.

L’anima di Alfonso Nitti si rincarna in Amalia anch’essa morente, e con essa rimuore l’inettitudine, intesa come incapacità di vivere.

Nel momento in cui l’anima della inettitudine muore, nel romanzo piano piano essa diventa una corazza. Con Amalia muore l’immagine femminile della malattia.



Theorèin - Settembre 2002