IL CASO SVEVO
A cura di: Mario Della Penna
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Lezione 6

Se non fosse apparso Joyce nella vita di Svevo probabilmente questo scrittore non sarebbe mai venuto fuori. 

La coscienza di Zeno è un prodotto tardo (1923); sono passati venticinque anni dalla pubblicazione di Senilità; a sessantadue anni Svevo, dopo una vita di mortificazioni, comincia a conoscere la fama. 

Questo libro molto presto entra nell’olimpo delle opere della Mittleuropa, influenza sia scrittori italiani che stranieri. Moravia ad esempio, per sua ammissione, affermò che Gli indifferenti dovevano qualcosa alla Coscienza di Zeno. Già il titolo, difatti, è un pò sveviano; il tema è sempre quello della inettitudine. C’è un personaggio in particolare, Michele, che risente della Coscienza di Zeno e forse anche di Senilità

Un altro scrittore che ha tributato il suo omaggio a Italo Svevo è Sartre della Nausea

Non c’è scrittore vivente o morto da poco, che non abbia risentito di questo personaggio. Ne La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda, la figura di don Gonzalo, personaggio centrale del romanzo, pur orchestrato in un modo diverso, in fondo deve forse qualche cosa al protagonista del romanzo di Svevo. 

Mentre i lavori precedenti di Svevo recavano titoli poco efficaci (Una vita ricalcava Maupassant; Senilità aveva un titolo poco aggraziante) felicissimo invece fu La Coscienza di Zeno nel quale si concentra tutto il romanzo. 

Il vero protagonista del romanzo non è Zeno Cosini ma la sua coscienza, intendendo qui per coscienza il senso etimologico della parola senza alcun attributo di tipo etico (possiamo definirlo un Io pensante); quindi il termine di coscienza in senso psichico non morale. 

Il romanzo non è un romanzo di fatti, come i precedenti, ma è un romanzo di riflessi, di proiezioni di fatti nell’intimo di una coscienza di questo personaggio che fin dall’inizio nella trattazione singolare del tempo che fa, già manifesta una notevole capacità di differenziarsi dai romanzi precedenti. 

Cos’è il tempo nel romanzo? Pare proprio che in un romanzo non si possa fare a meno del tempo. Raccontare una storia è raccontarla inserendola nella categoria del tempo. 

Esistono nella nostra cultura novecentesca degli esempi di scrittori che in qualche modo hanno cercato di abolire la dimensione del tempo nel loro romanzo senza però riuscirci. Un esempio è rappresentato da Gertrude Stein. 

Il tempo interiore è diverso dal cosiddetto tempo geometrico. Einstein fece un esempio per spiegare la teoria della relatività nella sua esplicazione temporale: "prendete un uomo che è seduto con il sedere su di una stufa rovente, dieci secondi per lui saranno molto lunghi; prendete un signore che abbia sulle ginocchia seduta una bella ragazza, per lui due ore saranno brevissime". 

C’è una percezione del tempo tutta interiorizzata dentro di noi. Anche nella Coscienza di Zeno sentiamo un orologio che batte, però attraverso la coscienza, l’autore si diverte a spostare continuamente le lancette avanti e indietro, per cui alla fine l’emozione del tempo che c’è, è un'emozione che in realtà rinvia ad una sola dimensione temporale, ovvero al presente. 

Svevo è molto bravo a mistificare in qualche modo il flusso del tempo per cui si trae l’impressione che in realtà ci si è mossi in qualcosa che si svolge sempre al presente. 

Come fa Svevo a mandare avanti e indietro queste lancette? Il sistema è abbastanza evidente;La Coscienza di Zeno nella sua struttura, è un romanzo di una arditezza innovativa quasi incomparabile. Mentre Una Vita e Senilità sono dei romanzi strutturalmente molto tradizionali e convenzionali, La Coscienza di Zeno non somiglia a nessun romanzo tranne forse a uno, nel senso che il modo in cui è costruito è molto originale. 

Il romanzo è diviso in capitoli ma questi capitoli non sono come nei romanzi tradizionali cronologicamente conseguenti, qui vengono presi dei temi e sviluppati attraverso tutta la vita del personaggio per cui ogni capitolo racconta fondamentalmente tutta o gran parte della vita di Zeno dal punto di vista di quel motivo. 

Esiste un romanzo nella storia della narrativa occidentale che ha preceduto La Coscienza di Zeno in questa modulazione? Forse l’unico romanzo nel quale si crea questi giochi continui è The life and opinions of Tristram Shandy di Laurence Sterne dove il primo capitolo in realtà è il quarto (Il gioco dell’oca di Sanguineti ha qualcosa di analogo). 

C’è una frase di Sterne nel quale egli descrive la sua nascita; egli precede la sua nascita vera e propria, racconta il suo concepimento: per una serie di congiunture si produce un accoppiamento fra i suoi genitori che non era previsto, e da quel fatto sarebbe nato lui. Questo modo di raccontare con humor è tipico de La Coscienza di Zeno ed è un registro del tutto nuovo nell’opera di Svevo. 

L’umorismo pertiene alla sfera del riso, dello spirito, e ha poco a che fare con il comico e l’ironico. C’è un piccolo saggio di Freud dedicato all’umorismo: 

"L’umorismo ha non solo qualcosa di liberatorio come la comicità, ma anche un che di grandioso e di nobilitante e questi tratti non sono rintracciabili negli altri due modi di conseguire piacere mediante l’attività intellettuale. Il grandioso sta evidentemente nel trionfo del narcisismo, nell’invulnerabilità dell'io affermata vittoriosamente. L'io rifiuta di farsi affliggere dalle ragioni della realtà. Di lasciarsi costringe dalla sofferenza, insistere e pretendere che i traumi del mondo esterno non possano sfiorarlo anzi dimostra che questi traumi non sono altro per lui che occasioni per ottenere piacere". 

Questo romanzo è totalmente pervaso di humor. Nei due romanzi precedenti, noi abbiamo assistito ad un certa evoluzione del tema della inettitudine, che nel primo romanzo è una forma di minorità conflittuale con la realtà. C’è il giovane Alfonso che scopre di essere un segno meno rispetto alla positività atroce del mondo, e lo scontro è con una propaggine di questa negatività, per cui consiste una positività, risultato è che lui decide di sottrarsi dalla lotta. Nel secondo romanzo, ad un certo punto Emilio capisce di essere un inetto. Questa inettitudine per metà romanzo è una sofferenza terribile; nella seconda parte questa inettitudine comincia ad armarsi e nelle ultimissime pagine avviene la metamorfosi. La inettitudine diventa una forza, una sorta di capacità di sottrarsi alla realtà e di metabolizzarla, trasformandola e rendendola sopportabile. Ripensando a tutto quello che era successo, lo rielabora entro di se e lo trasforma completamente al punto che Amalia e Angiolina vengono a fondersi diventando una sola persona. 

La Coscienza di Zeno e la storia svelata, conclamata di tutto questo. In esso fin dall’inizio noi incontriamo un inetto che sa benissimo di esserlo, cioè di non essere fatto per la lotta, di appartenere alla razza di "quelli che stanno a terra" come dice Montale; di appartenere a quella categoria di uomini i quali un giorno voltandosi scoprono il nulla dietro di se. 

Tra Montale e Svevo c’è un osmosi continua. C’è una poesia di Montale tratta da Ossi di Seppia (pubblicata nel 1925) che dice: 

Forse un mattino andando in un’aria di vetro, 

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: 

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro 

di me, con un terrore di un ubriaco. 

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto 

alberi case colli per l’inganno consueto. 

Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto 

tra gli uomini che non si voltano, col il mio segreto. 

Qual’è il senso di questa poesia? Il mondo che ci appare reale in realtà non esiste. La maggior parte degli uomini non si volta mai e quindi non gli può succedere quello che è successo al protagonista di questa poesia. Un giorno andando in un'aria di vetro arida si volta improvvisamente e vede in un terrore d’ubriaco il nulla. Il mondo non è altro qualcosa anticipato dal mito platonico copia di qualcosa che non si sa dove sia e ha l’essenza assolutamente fantasmatica. Un attimo dopo come su uno schermo vedrà accamparsi tutto quanto, quindi il mondo è rappresentazione menzognera (Schopenhauer), è maschera di cose che non hanno realtà. C’è una sola persona tra gli uomini che popolano la strada che ha visto cos’è in realtà la realtà. Tutti gli altri credono che le cose esistano. 

Questo signore che se ne va da solo in un aria di vetro e ha scoperto che il mondo non esiste e le cose sono solo fantasmi è perfettamente assimilabile al personaggio di Zeno. Egli sa che nulla di tutto quanto c’è vale la pena di essere perseguito. 

Come ha fatto una persona che ha visto il nulla a vivere? Questo è il tema de La Coscienza di Zeno. Freud dice la vita è una malattia dell’essere. Come si fa a credere nella salute quando si sa che l’essenza della realtà è malata? 

Il romanzo è la storia di come un inetto usa la sua inettitudine per fingere di essere come tutti gli altri e così facendo applicare la logica della malattia della sua particolare malattia, che in realtà è la salute, per contenere e disinnescare la virulenza di quella particolare malattia che si fa chiamare salute. 

La Coscienza di Zeno nasce già su un complesso molto intricato di riferimenti; esiste un mondo che è il mondo di tutti, che è dominato da una salute, schopenahueriana. Questa salute la si può configurare in una sorta di astuzia dell’essere per propagare se stesso, per cui la base di tutto è ciò che basso, ovvero la nutrizione, l’istinto sessuale ecc. Che gli uomini in qualche maniera hanno sublimato creando dei valori, degli ideali cioè trasformando ciò che è basso in ciò che è alto, credendo che il senso vero della realtà stia li. Il personaggio del romanzo sa tutto questo. 

Il romanzo inizia con una malattia conclamata. C’è una persona che va dallo psicanalista; questo signore ha cinquantasette anni. Il romanzo è strutturato come un diario commissionato dal medico curante al suo paziente.


Theorèin - Ottobre 2002