IL CASO SVEVO
A cura di: Mario Della Penna
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Lezione 7

Come accennato nella precedente lezione, molto importante è il concetto di umorismo, concetto che nella nostra cultura letteraria viene elaborato da Pirandello (Dossi già in verità aveva detto qualcosa) e sul quale scrive un saggio. 

Il registro di fondo de La Coscienza di Zeno, grande novità nel contesto dell’opera sveviana, è proprio questo registro umoristico con i suoi accessori. 

Poniamo la nostra attenzione attorno al rapporto fra questo romanzo e la psicoanalisi. Il rapporto apparentemente è strettissimo. 

Nell’opera di Svevo troviamo una prefazione firmata dal dottor S (potrebbe essere Sigmund?); è uno dei primi romanzi in cui la psicoanalisi entra in pieno a far parte del argomento narrativo. 

C’è una sorta di manoscritto, un diario che riguarda la vita del paziente Zeno Cosini il quale su prescrizione del suo medico ha dovuto scrivere la storia della sua vita. Ad un certo punto stanco di scrivere abbandona il manoscritto e se ne va via. Il medico per vendetta pubblica il manoscritto; questo è l’espediente con il quale si da corso alla Coscienza di Zeno. 

Di psicoanalitico in questo romanzo c’è pochissimo; si dice che trattasi di un romanzo frutto di una cura analitica, ma nonostante la dichiarazione iniziale, contenuti veramente psicoanalitici nel proseguo del romanzo sono pochi. Qualche lapsus (lo sbaglio di funerale), l'analisi di qualche sogno e poco altro. 

Questo equivoco deriva da una sorta di contenutismo abbastanza sorprendente per i critici di quel tempo. 

Se andiamo a vedere, ne La Coscienza di Zeno, quanti sogni ci sono, quante dichiarazioni di attrazione per madre, quanti odi per il padre, ci accorgiamo che sono pochi. 

Tuttavia non possiamo condividere questo parere, in quanto è difficile trovare un altro romanzo più psicoanalitico di questo. 

Se facciamo del contenutismo psicoanalitico, è vero ciò che viene sostenuto, ma se andiamo a vedere tutta l’articolazione del racconto, non esiste un romanzo più psicoanalitico, perchè tutto il sistema di impostazione con la realtà di Zeno, è proprio quello della vita di un nevrotico. 

Il capitolo sul fumo consiste in uno schema in cui vien fuori che il personaggio fin da bambino si configura in un rapporto abbastanza conflittuale con la figura del padre. Questo rapporto è il tema del fumo. Zeno sa che non dovrebbe fumare però gli va di fumare. Ora tutto ciò che è prescrittorio dentro di noi cristianamente viene connessa alla coscienza. Questa coscienza è ciò che in Freud si chiama Super Io. Si tratta di un principio prescrittorio e censorio che noi elaboriamo attraverso l’educazione (essendo per Freud alla nascita noi tabula rasa). Quindi il Super Io è un centro della nostra psiche che ci dice ciò che possiamo fare e ciò che non possiamo fare. Mentre la coscienza cristiana viene come emissione da Dio assieme all’anima, Freud invece pensa che il Super Io sia semplicemente una strutturazione puramente di un fatto educativo. 

Nel momento in cui si forma la società, che l’uomo esce dallo stato di natura, noi dobbiamo ubbidire a delle regole senza le quali la società crollerebbe immediatamente e miseramente. 

Nei primi due capitoli della Coscienza di Zeno si mette in scena un Edipo, troviamo la figura materna, quella paterna, soprattutto questo conflitto padre-figlio che ha il suo momento sublime nell’episodio dello schiaffo. 

Questo Super Io dice Freud spesso diventa rigido, si struttura rigidamente per una questione puramente educativa, e quanto si verifica una tale rigidità c’è una rimozione continua delle nostre pulsioni che non possiamo nemmeno riconoscere. 

Nella faccenda dei sigari fumati di nascosto e nel profondo disagio che si accompagna al tema del fumo, c’è una reazione che possiamo catalogare in un intervento rigido del Super Io, su un atto che probabilmente nasconde qualcosa dietro. 

Siccome il fumo si collega direttamente alla figura del padre, il by-pass è estremamente significativo. 

Evidentemente dietro il disagio che Zeno prova ogni volta che fuma, c’è una reazione di copertura il cui vero senso è un rapporto difficile con la figura paterna. 

Vediamo come Zeno risolve questo disagio: il fatto di fumare gli dà ansia; Zeno trasforma il fatto in propositi di non fumare. Io voglio fumare dice l’inconscio di Zeno; tu non devi fumare risponde il Super Io; comincia il conflitto che si trasforma in un disagio. Zeno usa come soluzione la coscienza, la propria psiche come uno strumento per sistemare in un qualche modo la faccenda. Io non fumerò a partire da domani; questa sigaretta che fumo è l’ultima; il Super Io si acquieta. 

La coscienza viene usata come uno strumento per intervenire nell’organismo psichico, in modo da controllarlo e renderlo inoffensivo. 

Troviamo tutto questo nel capitolo dedicato al fumo, a quello dell’amante. 

Zeno decide ad un certo punto che deve avere un amante. Scatta subito il Super Io a rimproverarlo, a ricordargli di avere uno specchio di moglie Augusta, che non merita un trattamento del genere. Zeno aggira l’ostacolo inventandosi una vocazione pedagogica. " Io voglio educare, proteggere questa donna, le voglio insegnare tutto quello che non sa onde aiutarla nella vita, quindi che cosa c’è di male in questo?". Seconda cosa: ogni volta che lo va a trovare fa come per le sigarette, promette di essere l’ultima volta. 

La Coscienza di Zeno è fatta di attimi accostati l’uno all’altro. Ognuno di questi attimi viene assolutizzato attraverso un processo psichico di intervento che tende a proiettare nel futuro o nel passato tutte quelle cariche potenzialmente ansiogene che potrebbero creare dei problemi al soggetto. 

Questo è uno degli atteggiamenti classici di una persona nevrotica. Dice Schopenhauer che la tragedia dell’essere e dell’esistenza e che noi siamo al servizio di una volontà, da cui non possiamo sfuggire che determina tutti i nostri comportamenti in funzione della sua ragione e non della nostra individualità. 

Zeno per scoprire e tutelare la propria individualità si serve del proprio psichismo e metabolizza nella propria coscienza una rappresentazione della realtà che però è tutta ristrutturata secondo le ragioni della sua psiche e quindi resa tollerabile, fruibile. L’inettitudine, la nevrosi, viene usata come elemento vantaggioso; c’è il rovesciamento dell’accezione di inettitudine che abbiamo visto nei primi due romanzi. Attraverso l’inettitudine in questo ultimo romanzo Zeno riesce a creare un rapporto positivo con la realtà.


Theorèin - Novembre 2002