IL CASO SVEVO
A cura di: Mario Della Penna
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Lezione 9

"Perciò anche quando Carla non m’importava più tanto, mi fu sempre facile prevedere che il giorno appresso io non sarei stato contento di venir a cercare la mia amante e di non trovarla più. Certo sarebbe stato bellissimo allora di saper tornare da Augusta senza il solito intermezzo con Carla ed in quel momento io me ne sentivo capacissimo; ma prima avrei voluto provare. Il mio proposito in quel momento dev’essere stato circa il seguente: Domani la pregherò di accettare la proposta del maestro, ma oggi glielo impedirò. E con grande sforzo continuai a comportarmi da amante. Adesso, dicendo no e, dopo di aver registrate tutte le fasi della mia avventura, potrebbe sembrare ch’io facessi il tentativo di far sposare da altri la mia mante e di conservarla mia, ciò che sarebbe stata la politica di un uomo più avveduto di me e più equilibrato, sebbene altrettanto corrotto. Ma non è vero: essa doveva decidervisi solo la dimane. E’ perciò che solo allora cessò quel mio stato ch’io m’ostino a qualificare d’innocenza". 

Con il semplice espediente di rimandare al giorno dopo la sua crisi di coscienza lui riesce a sentirsi innocente fino al giorno dopo. 

"Non era più possibile adorare Carla per un breve periodo della giornata eppoi odiarla per ventiquattr’ore continue, ed levarsi ogni mattina ignorante come un neonato a rivivere la giornata, tanto simile alle precedenti, per sorprendersi delle avventure che essa apportava e che avrei dovuto sapere a mente. Ciò non era più possibile. Mi si prospettava l’eventualità di perdere per sempre la mia amante se non avessi saputo domare il mio desiderio di liberarmene. Io subito lo domai! Ed è così che quel giorno, quando di lei non m’importò più, feci a Carla una scena d’amore che per la sua falsità e la sua furia somigliava a quella che, preso dal vino, avevo fatto ad Augusta quella notte in vettura. Solo che qui mancava il vino ed io finii col commovermi veramente al suono delle mie parole". 

Si concretizza la gratitudine per Augusta, la donna sposata che rappresenta l’elemento ordinatore della vita di Zeno, proprio nel momento in cui Zeno sentendola di amare la tradisce. 

Perchè il fatto di sentirla di amare gli fornisce l’energia per tradirla. 

Gli serve da propellente la gratitudine per lei, e lo induce ad una sorta di leggerezza entusiastica. 

Primo problema sente i rimorsi. Bisogna trovare un sistema per sopportare questo tradimento. 

Prima cosa è il proposito, cioè quello di rinviare al giorno dopo il concedo di Carla. Poiché non vuole lasciare Carla, deve trovare un sistema per accettare Carla e per renderla compatibile con la sua coscienza. 

Allora nasce la missione pedagogica e l’impegno a domare il desiderio di liberarsi. 

"Le dichiarai ch’io l’amavo, che non sapevo più restare senza di lei e che d’altronde mi pareva di esigere da lei il sacrificio della sua vita, visto che io non potevo offrirle niente che potesse eguagliare quanto le veniva offerto dal Lali. Fu proprio una nota nuova nella nostra relazione che pur aveva avuto tante ore di grande amore. Essa stava a sentire le mie parole beandovisi. Molto più tardi si accinse a convincermi che non era il caso di affliggersi tanto perchè il Lali s’era innamorato. Essa non ci pensava affatto! Io la ringraziai, sempre col medesimo fervore che ora però non arrivava più a commovermi. Sentivo un certo peso allo stomaco: evidentemente ero più compromesso che mai. Il mio apparente fervore invece che diminuire aumentò, solo per permettermi di dire qualche parola d’ammirazione pel povero Lali. Io non volevo mica perderlo io, volevo salvarlo ma per il giorno dopo. Quando si trattò di risolvere se tenere o congedare il maestro, andammo presto d’accordo. Io non avrei poi voluto privarla oltre che del matrimonio anche della carriera. Anche lei confessò che al suo maestro ci teneva: ad ogni lezione aveva la prova della necessità della sua esistenza. M’assicurò che potevo vivere tranquillo e fiducioso: essa amava me e nessun altro. Evidentemente il mio tradimento s’era allargato ed esteso. M’ero attaccato alla mia amante di una nuova affettuosità che legava di nuovi legami e invadeva un territorio finora riservato solo al mio affetto legittimo. Ma ritornato a casa mia, anche questa affettuosità non esisteva più e si riversava aumentata su Augusta". 

Zeno ha sublimato la sua passione colpevole per la sua fanciulla in una attitudine pedagogica. 

Si rende conto che il suo affetto per la moglie è cresciuto nel periodo in cui è comparso nella sua vita l‘amante, ecco che quindi bilanciando le cose, si convince che in fondo questo tradimento non è tale.


Theorèin - Gennaio 2003