IL CASO SVEVO
A cura di: Mario Della Penna
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Introduzione

 

All'interno della crisi di fine Ottocento e le inquietudini del primo Novecento, vanno collocate tutte quelle espressioni artistico-letterarie che hanno come matrice comune l’inquieta ricerca di una propria identità, che proprio in virtù di questo passaggio di secolo, sta connotandosi come ricerca precaria.

Il tema del cercare nasce con la storia dell'uomo, che, in forza al dubbio e allo stupore, scruta l'ignoto, cercando di dare delle risposte al mistero del suo esistere.

Vi sono epoche tuttavia, cosiddette di transizione, in cui il passaggio da una dimensione nota o precedente, ad una ignota legata a nuove scoperte, avviene in maniera meno graduale rispetto ad altre; avviene di conseguenza un'immediata esclusione dal corso dei tempi, di un'intera e forse più generazione, rea di non essere stata immediatamente reattiva a questi veloci mutamenti. Scrive lo studioso Arnold J. Toynbee:

"La genesi di una civiltà consiste in una transizione da una condizione statica a una condizione dinamica. Una volta raggiunto il culmine di vitalità, le civiltà tendono a perdere energia culturale e declinano".

Della difficoltà di inserirsi, nel mezzo di un cambiamento, parla anche lo scrittore tedesco Hermann Hesse nel romanzo: Il lupo della steppa (1927):

"Ora ci sono tempi nei quali un’intera generazione viene a trovarsi fra due epoche, fra due stili di vita, in modo da perdere ogni naturalezza e costume e riparo e innocenza".

Il personaggio Italo Svevo (1861-1928) intorno al quale vogliamo compiere un piccolo giro di boa è, a nostro avviso, un personaggio esemplare di questo "betwixt and between", ossia di questo trovarsi a metà.

Svevo per certi aspetti è rappresentativo di una generazione passata, mentre per altri, rappresenta il capostipite di una futura alle porte.

Il suo vivere disagiato, come uomo e come scrittore, dev'essere stato proprio questo appartenere anagraficamente e culturalmente ad una generazione in transito.

Sotto la genesi del mutamento si svolge quindi la vita di questo difficile personaggio della cultura letteraria italiana ed europea. Per comprendere questa sua duplice dimensione è sufficiente segnalare ciò che concerne la sua formazione civile e culturale. Da una parte la sua germanicità, cultura in quegli anni molto dinamica, e dall'altra l'italianità della sua vocazione narrativa, che al contrario stava attraversando un periodo di staticità.

L'espressione di quanto detto sopra, trova riscontro, se confrontiamo tra loro i temi portanti dei suoi tre principali romanzi. In Una vita si scopre il mal di vivere rappresentato dall'inettitudine dell'emblematico protagonista principale Alfonso Nitti il quale personifica la crisi della civiltà di fine Ottocento; in Senilità, si cerca di spingere il protagonista Emilio Brentani, un Alfonso Nitti sopravvissuto, a tentare un approccio nuovo alla vita, cercando di prendersi, senza per altro riuscirci, delle occasioni di rivincita; ed infine la rivoluzione e quindi il passaggio definitivamente avvenuto al nuovo secolo si attua con La coscienza di Zeno che porterà l'autore vicino alle nuove tematiche contestuali novecentesche.

Tuttavia Italo Svevo nel panorama intellettuale italiano "ritardatario", avrà una difficile collocazione. Probabilmente è uno dei pochi che salirà sul pullman per Chiasso, parafrasando un famoso e provocatorio articolo di Alberto Arbasino del 23 gennaio 1963 che accusava la nostra classe letteraria degli anni Trenta (ma crediamo che questa critica sia applicabile anche agli anni di Svevo) di non essersi messa al passo con il resto del mondo.

Oltrepassando il confine nazionale, Ettore Schmitz (questo è il vero nome di Italo Svevo) farà nascere nel dibattito della critica ciò che verrà denominato "il caso Svevo", che visto in un contesto generale è anche il "caso dell'uomo" di questo fine secolo di cui ci stiamo occupando.

Attraverso questo personaggio vogliamo quindi dar voce a quella generazione a cui è stato assegnato il difficile ed ingrato compito di andare a combattere in prima linea per tentare di aprire un varco fra le mura di una nuova storia che si stava scrivendo.


Theorèin - Aprile 2002