REPORTAGE

A cura di: Mario Della Penna

Se vuoi comunicare con Mario Della Penna: mariodellapenna@theorein.it
Santa Maria Arabona
III parte

Lo stato giuridico e le aggregazioni monastiche di S. Maria Arabona

Nel 1259 il monastero di S. Maria Arabona ottenne da papa Alessandro IV il privilegio di badia nullius diocesis che la rendeva esente da ogni giurisdizione vescovile.

Generalmente lo stato di nullius diocesis conferiva all'abate il potere di amministrare le cresime, di conferire gli Ordini sacri minori, di rilasciare il nulla osta per gli ordinandi al sacerdozio, di concedere la facoltÓ per le confessioni, di nominare i parroci, i coadiuvanti e rettori delle chiese, di assegnare benefici economici al clero e di infliggere censure.

Nel corso del XIII secolo la struttura giuridica, amministrativa ed economica dell'abbazia si and˛ consolidando per effetto delle numerose annessioni di altre comunitÓ religiose. Il 1░ giugno del 1257 papa Alessandro IV, venuto a conoscenza delle condizioni di abbandono in cui versava l'antico monastero benedettino di S. Stefano ad Rivum maris, decise di aggregarlo a S. Maria Arabona, insieme alle chiese di S. Maria di Melanico (1) e della SS. TrinitÓ di Castro Bono. Il 9 agosto 1257 presso Lagopesole, Manfredi principe di Taranto e balio di Corrado II nel Regno di Sicilia, decise di dare l'autorizzazione sovrana.

I monaci della badia di S. Stefano, pur godendo del privilegio nullius diocesis, manifestarono segni di ribellione nei riguardi del monastero arabonese, il quale il 9 marzo 1259 ottenne con un nuovo privilegio emanato da Manfredi, maggiore autoritÓ sul monastero di S. Stefano e i suoi vassalli.

La chiesa di S. Maria Maggiore di Bucchianico in provincia di Chieti, venne associata ad Arabona entro la fine del XIII secolo (2). La chiesa oggi intitolata a S. Urbano faceva parte di un monastero benedettino fondato due secoli prima; del primitivo complesso poco Ŕ rimasto.

Durante la seconda metÓ del XIII secolo il monastero arabonese raggiunse il culmine della sua estensione territoriale. La posizione dell'abate era pari a quella delle pi¨ alte personalitÓ civili ed ecclesiastiche. In questo periodo la politica territoriale del monastero si rivolse oltre alla zona costiera e nel Chietino, anche nell'area della Valle Peligna. Qui si hanno testimonianze di una donazione ricevuta nel 1239 da parte di Odorisio di Anversa, abate di S. Vincenzo al Volturno e signore di Introdacqua, della chiesa di S. Maria de Frascariis. Successivamente i monaci di Arabona ottennero la chiesa di S. Maria di Pietrafitta 1250, oggi ancora esistente sia pure sconsacrata.

Nei primi anni di dominazione angioina l'abbazia arabonese continu˛ ad aumentare i suoi possedimenti in questo territorio, ottenendo un numero notevole di donazioni e lasciti da parte di privati.

L'attivitÓ dei monaci si concentr˛ anche per arginare la decadenza del monastero benedettino di S. Maria de Monte Balneoli nella diocesi di Andria e quella di S. Maria de Stirpeto nella diocesi di Trani. Tra le dipendenze pugliesi si annoverava anche la chiesa, oggi non pi¨ esistente, di S. Margherita in Salpi (3).

I segni del declino cominciarono a manifestarsi durante le prime avvisaglie di crisi economica che caratterizzarono i primi decenni del XIV secolo. A questa situazione di crisi si deve certamente attribuire, fra l'altro, il mancato completamento della chiesa e degli edifici conventuali.


(1) La chiesa di S. Maria di Melanico era situata nella contrada chiamata anche ora Melanico, fra Santa Croce del Sannio, Rotella e Serracapriola, a sinistra del fiume Fortore; essa risale, probabilmente, alla fine del X secolo. Pass˛ in commenda prima del 1476; infatti in tale anno il diacono Leonardo Gizio fu designato amministratore delle rendite del vescovo di Larino Giovanni di Leone. L'edificio sacro Ŕ stato successivamente inglobato in costruzioni coloniche.

(2) A.L. ANTINORI, AntichitÓ storico-critiche sacre e profane esamninate nella regione dei Frentani , Napoli 1790, p.118

(3) P. DI BIASE, Puglia medievale e insediamenti scomparsi. La vicenda di Salpi , Fasano 1985, pp.111-112 sgg


TheorŔin - Dicembre 2004