LA RESURREZIONE DI CRISTO
NEI RACCONTI DEI QUATTRO VANGELI:
APPUNTI DI ANALISI STORICO-FILOLOGICA

II EDIZIONE 2005

A cura di: Vito Sibilio
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Capitolo 02

LA RESURREZIONE SECONDO MARCO

Il vangelo di Marco è stato considerato il primo, ma a mio parere la notizia patristica di una più antica stesura aramaica di Matteo è credibile, per cui il testo marciano è stato solo il primo scritto in greco. Tradizionalmente, Mc era datato prima del 70 - dai critici più estremisti all'80 - ma le ricerche di O'Callaghan intorno al frammento 7Q5 di Qumran, se da un lato rendono pressoché certa la composizione intorno al 65 - infatti, nel sito dove è stato rinvenuto il frammento, nessuno probabilmente potè più accedere dopo il 67 - dall'altro forniscono elementi fortissimi per una retrodatazione al 50-55. In ogni caso, quando fu pubblicato, con una datazione del genere, erano ancora vivi tutti gli apostoli tranne Giacomo il Maggiore; anche la Madonna era probabilmente ancora viva, e così i nemici di Gesù. Il vangelo è assai breve, e raccoglie la predicazione di Pietro, di cui Marco fu segretario. Molto infatti tradisce la testimonianza oculare e la ripresa di formule discorsive. Rivolto a Giudei e Greci, fu probabilmente scritto a Roma, ed ebbe più redazioni. Fu composto in un greco assai negletto, ma tipico della koinè, e ha una forte carica patetica. Povero di vocaboli, anche se non mancano latinismi, incentrato sulla predicazione di Gesù e quindi non biografico, il vangelo di Marco è privo sostanzialmente di novità. Tuttavia il racconto della resurrezione è significativamente diverso da quello matteano. La fine del vangelo ha subito una trasformazione misteriosa: quella originale è forse scomparsa, rimpiazzata da due nuove, una detta breve - divenuta canonica - e l'altra lunga, in alcuni casi riportate di seguito nei manoscritti. Inserita sin dalla prima generazione dei cristiani, la finale breve forse non è dello stesso Mc. L'autore narra prima la predicazione galilaica di Gesù, poi quella in Giudea, indi la Passione, la Morte e la Resurrezione, il tutto in 16 capitoli. L'autore inoltre secondo la tradizione predicò in Egitto, e vi trovò la morte ad Alessandria, della cui sede episcopale fu sostanzialmente il fondatore. Lapidato dai pagani nella festa di Serapide, fu sepolto dai fedeli .

In che cosa differisce il racconto di Mc (16,1-20) da quello di Mt? Anzitutto nella prospettiva. Se Matteo, con l'angelofania e la forma veloce ha un angolo visuale che corrisponde al soprannaturale, Marco, descrivendo l'arrivo delle Donne, si mantiene nella cronaca e nell'immanenza. C'è dunque una complementarietà esplicita tra i due racconti, evidentemente voluta da Mc.

Il v. 1 del cap. 16 puntualizza che le Donne prima comprarono gli oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù, e poi si avviarono, lo stesso giorno, giungendo al sepolcro al levar del sole. Molti minuti particolari, che sembrano voler dire che i fatti sono raccontati così come si svolsero. Può darsi che la ripetizione "diaghenoménou toû sabbátou, passato il sabato", e "te miâ ton sabbáton, il primo giorno dopo il sabato" sia dovuto allo stile negletto di Mc, e alla volontà di specificare che l'imbalsamazione e l'acquisto degli aromi avvennero lo stesso giorno. Ma, più precisamente, è probabile che l'espressione "passato il sabato", voglia dire che le Donne aspettarono la fine del riposo per l'acquisto degli oli, ossia aspettarono il tramonto, quando terminava il giorno. Cosicchè comprarono gli oli la sera del sabato, mentre, "il primo giorno dopo il sabato", "kài lían proì, anateílantos toû helíou; di buon mattino, al levar del sole", vennero al sepolcro. Anzi, più propriamente, dicendo che "vennero" (érkontai epì), Mc c'informa che esse giunsero all'alba, per cui partirono quand'era buio. Infatti "al levar del sole" è genitivo assoluto (anatèilantos toû helíou), e si può tradurre "mentre il sole sorgeva". Il modo franto di narrare tradisce il forte debito con la tradizione orale.

Al v. 3, Mc fa un passo indietro nella narrazione, e riferisce ciò che le Donne dicevano lungo la strada, per preparare a ciò che avrebbero visto al v. 4, la pietra rotolata. Ci sembra di vedere queste donne che arrivano, ignare di tutto, e che bloccano i loro discorsi stupefacendosi, perchè il masso era stato già rotolato via, benchè fosse grande. Era stato rotolato via, prima che esse giungessero. Mc sembra qui fornire quei dettagli sulle Donne che Mt aveva omesso. Vedono gli effetti della discesa angelica, e non vedono le guardie, evidentemente perchè esse erano già andate via. Non ne hanno parlato lungo la strada, perchè ignoravano la loro presenza, altrimenti non si sarebbero neppure recate al sepolcro, che doveva rimanere sigillato fino al terzo giorno; Mc, che adotta il punto di vista delle Donne, ignora anch'egli i soldati, e vede tutto con gli occhi delle sue beniamine.

Le Donne non sentono il terremoto di Mt, o perchè avvenne solo presso il sepolcro, e fu causato dall'angelo, o perchè, pur avvertendolo, non lo misero in connessione con il sepolcro di Cristo, e non facendosi intimorire andarono lo stesso al sepolcro. D'altro canto, se veramente ci fu un terremoto, ad esso si poteva addebitare il rotolamento del masso, per cui le Donne avrebbero dovuto meravigliarsi di meno, se lo avessero sentito, nel trovarlo spostato.

Ci si è meravigliati che le Donne andassero a imbalsamare Gesù dopo un paio di giorni, e si è preteso fosse falso. Possibile che gli antichi falsari, sicuramente più edotti di noi in materia di imbalsamazione, facessero un errore così grossolano e superfluo? Aggiungendo peraltro dettagli sull'acquisto degli oli? In realtà, le Donne - che non andarono prima per il riposo sabbatico - andarono a finire ciò che era stato iniziato da Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea, anch'essa rimasto incompleto, ma sufficiente per far conservare il corpo, come nota implicitamente Gv, riferendo le procedure, che invece Mt e Mc presuppongono nella generica descrizione della deposizione della salma del Cristo nel lenzuolo funerario, nel quale si veniva per forza avvolti bendati, con fasce a loro volta cinte su corpi unti di balsami.

A questo punto, la narrazione si fa più veloce: al v. 5 si legge l'espressione "entrando nel sepolcro" (eiselthoùsai eis tò mnemeîon), che indica un ingresso nel monumento che dovette essere, per forza di cose, piuttosto esitante e timoroso. Inoltre, dicendo che, entrando, videro un giovane ecc., Mc dà un quadro veloce di un'occhiata che invece dovette essere dettagliata. Infatti l'espressione usata suppone sia l'ingresso nel vestibolo che quello nella camera funeraria. Ora, una volta entrate, le Donne dovettero percorrerlo per vedere il giovane che, a sua volta, per stare seduto, doveva essere nel sepolcro vero e proprio, sul piano della nicchia laterale dove si deponevano le salme. Considerando che, quanto più il giovane era seduto verso destra - e cioè verso il posto dei piedi di Gesù - tanto più le donne, per vederlo, dovevano avanzare, in quanto la porta che conduceva dal vestibolo al sepolcro era sulla sinistra, in quanto il pavimento della camera funeraria era più basso di quello del vestibolo, e in quanto l'ingresso alla camera era tanto basso da esigere che un uomo vi passasse curvo e da solo, se ne deduce che le nostre protagoniste non poterono vedere subito il personaggio celeste. Forse lo videro quando s'avvicinarono all'entrata interna - e in questo caso videro solo i piedi - o di sbieco sbirciando da sinistra della stessa - e allora videro solo il petto - o ancora lo scorsero quando attraversarono il cunicolo, ma in questo caso lo videro perchè apparve loro improvvisamente, e avrebbero dovuto fuggire senza entrare. Ma Mc dice che lo videro tutte insieme, e dal cunicolo solo una avrebbe potuto vederlo, la prima. Evidentemente, tutte entrarono, e constatarono la sparizione del corpo. Cosa avranno pensato di quel vuoto? E quando all'improvviso comparve loro l'angelo - perchè se fosse stato da prima non avrebbero certo avuto il coraggio di entrare - che cosa provarono? Tentarono di fuggire? Gridarono? Probabilmente entrarono non tutte insieme, perchè la stanza sepolcrale era piccina, ed esse erano più delle tre indicate da Mc, come attesta Lc. Mc cita le più importanti, come Mt. E allora, quando le prime entrarono, e videro l'angelo, cosa dissero a quelle di fuori ? E come le convinsero ad entrare ? E l'angelo che fece ? Presumibilmente, al primo stupore subentrò la consapevolezza, e le Donne rimaste nel vestibolo entrarono richiamate dalla visione celeste...Tutto ciò è bruciato nella forma densa del participio aoristo, e nello stile veloce, che anche Mc adotta non appena si entra nel sepolcro propriamente detto. Certo, non possiamo sapere fino a che punto tale forma sia velocizzata. Palesemente più lenta di quella di Matteo, perchè permette di ricostruire i movimenti delle Donne nel sepolcro, potrebbe però essere ancora tanto veloce da omettere l'allontanamento della Maddalena - subito dopo la constatazione della sparizione del cadavere, ma prima della visione angelica - e la presenza di un secondo angelo - registrato da Lc, dove la forma non è veloce per nulla. L'angelo non è descritto minutamente, ma si dice ciò che dovette colpire le Donne: la candida veste. Probabilmente esse riconobbero subito l'origine celeste della persona, proprio per il vestito. L'evangelista registra che ebbero paura, com'è normale dinanzi a un messo celeste. In questo sacro timore è inclusa la prostrazione, propria degli Ebrei in questi casi, omessa per lo stile rapido, ma ricordata da Lc.

Perchè Mt e Mc usano questa "forma veloce"? Evidentemente questi fatti sono visti come dinamici, frenetici, concitati. Mc, scegliendo di condensare la velocità nel racconto della visione angelica, evidenzia il nucleo dei fatti pasquali, e riflette la natura concitata del racconto orale delle Donne.

Perchè Mc parla di un angelo e Lc di due ? Evidentemente anche questo particolare è assorbito dalla narrazione concitata: Mc lascia solo un angelo, che identifica con quello che in Mt rotolò la pietra, presumibilmente. Probabilmente, il secondo angelo di Lc apparve in un secondo momento, quando le Donne erano già dentro, perchè altrimenti, essendo egli in fondo alla nicchia, sarebbe stato visto prima che le veggenti entrassero nella stanza sepolcrale. Proprio il ritmo concitato del racconto restituisce la cronaca della giornata delle Donne; ma se lo stile rivela la fonte testimoniale, la narrazione fa dell'angelo il solo protagonista vero.

Sintetizzando, Mc 16,1-5 è in forma normale, 16, 6-8a è in forma veloce. Le parti lente integrano Mt in modo simmetrico e significativo, così come l'angolo narrativo di Mc, incentrato sulle Donne, completa quello focalizzato sull'angelo nel primo vangelo.

Sia Mt che Mc riportano le parole dell'angelo, in modo eguale. Tale concordanza ha valore documentario, e ce le restituisce probabilmente come furono pronunziate dopo 2000 anni. Esse suppongono la paura delle Donne, la loro ricerca della salma, il loro interrogarsi. Ma soprattutto la loro presenza nella camera mortuaria, quando dicono (v.6) "Ecco il luogo dove l'avevano deposto" (íde ho tópos hopu éthekan autón), perchè íde sembra un deittico, che fu forse pronunziato accompagnato da un gesto della mano, coerentemente con lo stile drammatico del secondo vangelo. Questo messaggio ha un riferimento specifico a Pietro, con una tenerezza che per questi non ebbe certo il significato che assunse per Matteo, che infatti lo omise. Ma Mc lo seppe probabilmente dal Principe degli Apostoli in persona.

Il v. 8b torna alla forma lenta, descrivendo la paura delle Donne, che non hanno il coraggio di andare subito dagli apostoli. Questo spiega ciò che accadde subito dopo la visione dell'angelo. Mt sembrava infatti portare le Donne subito alla visione di Gesù e al messaggio agli apostoli. Invece abbiamo visto che la visione avvenne dopo la relazione agli apostoli. Avevamo ipotizzato che prima della loro relazione, già la Maddalena avesse portato Pietro e Giovanni al sepolcro. Ora, la pausa che le Donne s'imposero prima di tornare dai XII fornisce il tempo per la visita della Maddalena e dei due apostoli, a cui seguirono gli altri eventi nell'ordine narrato. Tali eventi sono entrati nel vangelo marciano in quell'appendice che è la cosiddetta finale breve.

Perchè Mc non parla dell'apparizione alle Donne da parte di Gesù, come fa Mt? Se realmente non ne parlava - e noi non lo sappiamo perchè la fine del vangelo che abbiamo non è quella originale - forse non lo faceva perchè la considerava teologicamente superflua, nel senso che la cristofania serviva a fugare le paure delle Donne. Era cioè un di più rispetto alle parole dell'angelo e alla profezia di Gesù sulla Resurrezione ante mortem, che sole dovevano bastare alla fede nell'evento miracoloso. Mc avrebbe in questo una teologia più arcaica o scabra di quella di Mt, e il racconto della Resurrezione potrebbe rivelare una struttura preevangelica più antica di quella del passo parallelo di Mt. In entrambi i casi, Mc rimanda chiaramente alla tradizione orale - allora catechesi viva - della Chiesa.

Perchè Mc non parla delle guardie al sepolcro ? Abbiamo detto perchè non rientrano nella visuale delle Donne. Entrando in dettaglio, indichiamo alcune ragioni speculari.

1. Mt ne parlò per spiegare le dicerie sulla sottrazione del corpo, concependo il racconto in chiave antigiudaica, scrivendo tra Ebrei e per Ebrei convertiti. Mc non voleva invece contestare il Sinedrio, perchè scriveva diversi anni dopo, quando il Cristianesimo era ormai diffuso tra i Giudei della diaspora, e quando quindi questa polemica era in parte inutile. Per questo potè abbracciare la visuale cronachistica delle Donne nel raccontare. Inoltre, dovette adattare il racconto alle esigenze del pubblico pagano e romano, presso cui poteva essere pericoloso parlare male dell'esercito imperiale.

2. Mt scriveva anche per convertire, e quindi per confutare obiezioni teologiche e storiche: voleva dimostrare agli Ebrei che Gesù era il Messia. Mc non aveva questa necessità, perchè i pagani non avevano attese messianiche.

3. D'altro canto, perduta la finale originale, in linea di principio Mc potrebbe averne parlato senza che noi lo sappiamo - ma mi sembra improbabile.

4. Mc integra Mt in molti punti, come abbiamo visto. Potrebbe dunque legittimamente omettere un fatto già narrato dal predecessore.


Theorèin - Ottobre 2005