LA TEOLOGIA CRISTIANA. APPUNTI PER UN CORSO SISTEMATICO

A cura di: Vito Sibilio
Entra nella sezione FILOSOFIA

Se vuoi comunicare con Vito Sibilio: gianvitosibilio@tiscalinet.it

SPIRITUS SANCTUS DEUS
Elementi di pneumatologia del dogma cattolico

“Con lo Spirito Santo, che rende spirituali,
c’è la riammissione al Paradiso,
il ritorno alla condizione di figlio,
il coraggio di chiamare Dio Padre,
il diventare partecipe della Grazia di Cristo,
l’essere chiamato figlio della Luce,
il condividere la gloria eterna.”
(San Basilio Magno)

Lo Spirito Santo è Dio, esattamente come il Padre e come il Figlio. Egli è la Terza Persona della Santissima Trinità, in tutto uguale alle Altre Due. Della Sua Processione o Spirazione dal Padre e dal Figlio, sia in senso indiretto che diretto, già abbiamo parlato a proposito della teologia trinitaria. Del fatto che Egli sia la Carità sussistente del Padre e del Figlio, anche abbiamo detto in quella sede. Del Suo posto nella cristologia e nella soteriologia abbiamo pure parlato nelle due lezioni precedenti. In questa sede ci occupiamo di ciò che è proprio della Sua Persona e del Suo mistero, descritto in quella branca della dogmatica che è chiamata pneumatologia (pneuma= spirito). Volgiamo all’argomento una particolare attenzione, in quanto lo Spirito Santo spesso è misconosciuto e dimenticato, mentre la devozione e l’amore cristiani dovrebbero rivolgersi a Lui in modo precipuo.

LA RIVELAZIONE DELLO SPIRITO SANTO

Per introdurre il tema della Rivelazione pneumatologica bisogna partire dall’AT. In esso già è presente lo Spirito, detto “di Dio”, sin dal racconto della Creazione. In questo contesto tale Spirito, da identificarsi con Dio medesimo, è la Sua stessa Vita, che si comunica in modi diversi (1). Egli aleggia sulle acque subito dopo la Creazione del Cielo e della Terra, quando questa era ancora vuota e senza forma. Egli si effonde sui Patriarchi, su Mosè, sui Sacerdoti, sui Giudici, sui Re e sui Profeti, consacrandoli. Ossia Egli costituisce, perché pone in essere, la vita naturale e soprannaturale. Sebbene non sia inteso ancora come una Persona, o meglio sebbene non si riveli ancora in Dio la pluralità personale, lo Spirito è chiaramente una modalità operativa di Dio stesso (2)o una Sua emanazione almeno in parte sussistente. La parola ebraica che lo indica – Rūah - è femminile(3) : ciò che la pluralità maschile di Dio decide al Suo interno (in ebraico, come abbiamo detto tante volte, Elohim è un pluralia tantum), dandole la ragione formale, viene prodotto fuori da Dio stesso mediante lo Spirito, che è dunque recettivo e creatore nel senso più ampio; quasi fosse un grembo divino primordiale, da Sé trae la forza efficiente che dà l’essere a tutte le cose (4). Negli ultimi tempi dell’Antica Alleanza tutto è pronto per la Rivelazione: il materiale culturale di cui Dio si servirà per comunicare i Suoi misteri ineffabili è già forgiato nella mente dell’uomo. Nella Regola della Comunità di Qumran lo Spirito Santo ha la fisionomia di un Essere sussistente, separato da Dio e a Lui inferiore, strumento di Salvezza (5). La sua denominazione è anche “Spirito di Verità”, un lemma adoperato da Gesù stesso.

Il Cristianesimo compirà ciò che d’imperfetto vi era nell’AT: lo Spirito Santo – chiamato in greco Pneuma, ma traslato dal genere neutro al maschile, così che la morfologia lo mostri partecipe del principio attivo e formale che contraddistingue la Natura divina e che Egli riceve per la Processione dal Padre e il Figlio - è, assieme alle altre Due Ipostasi Divine, quella Pluralità adombrata dietro l’antico Nome Elohim, che quindi mostra il suo recondito significato proprio quando va in disuso per essere sostituito dai Nomi Divini del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo stesso. Lo Spirito, il Soffio di Dio, Ho Pneuma, è Santo, Aghios, per antonomasia. E’ Spirito perché è la Vita stessa di Dio inteso come Trinità, in quanto è Lui che ne chiude il circuito, congiungendo Padre e Figlio, e rendendola stabile e costituita in eterno. E’ cioè l’Amore del Padre e del Figlio. Questo Amore non va inteso come l’Essere amabile e che si ama, che è Dio in quanto sostanza (6), nonché come la capacità di amare che è propria di tutta la Divinità. Esso è l’Amore in cui la Persona amante e quella dell’Amato amano la medesima cosa, ossia il riflesso di Sé. Esso è l’Amore in cui la Persona amante è riamata e la Persona amata è anche amante. Lo Spirito è dunque l’Amore del Padre per il Figlio e viceversa. Ma il Padre ama il Figlio perché è il Suo riflesso, e il Figlio ama il Padre perché è la Sua fonte, per cui il loro Amore scaturisce da Entrambi e il suo oggetto sono il Figlio per il Padre e il Padre per il Figlio. E’ un solo oggetto, perché Padre e Figlio sono una sola sostanza, ma Due sono i soggetti amanti. Ragion per cui da Due procede Un solo Spirito. E siccome l’oggetto amato è cosa diversa dal soggetto amante, esso si costituisce come sussistente: il che implica, in Dio, che dal Padre e dal Figlio scaturisca una Terza Persona che esiste di per Sé, l’Immagine amabile e amata che Entrambi hanno l’Uno dell’Altro. Ecco perché la Chiesa Cattolica confessa che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio(7). Se lo Spirito procedesse dal solo Padre, il Figlio non sarebbe del tutto uguale a Lui, e le relazioni in Dio sarebbero proprie di due Dualità con un termine comune (Padre-Figlio; Padre-Spirito) e non di una Trinità (Padre-Figlio-Spirito)(8). Naturalmente la Processione dello Spirito Santo dal Padre implica quella dal Figlio, per cui, confessando che ex Patre procedit si sottintende che lo faccia anche Filioque, ma solo l’esplicitazione del nesso della Doppia Processione rende perfettamente la vera dinamica trinitaria (9).

Questo Spirito Santo, in quanto amore, trabocca dalla Trinità, accettando di creare, proprio per amore, ciò che il Padre ha pensato nel Figlio, e di santificare, sempre per amore, ciò che il Padre ha modellato sul Verbo (10) . . In questo senso Egli è, per un certo modo di dire, il principio maternale, di tenerezza, di Dio, perché la nostra mente associa al genere femminile queste caratteristiche che nella Trinità sono rese operative nello Spirito, sebbene siano proprie di Dio in quanto tale. E sebbene Egli sia, al pari delle altre Due Sussistenze, datore e detentore stabile di forma, per cui, come dicevamo, nel linguaggio umano è definito con parole di genere maschile.

Adombrato in simboli, lo Spirito di Dio opera già nell’AT. Egli è Signore e dà la Vita sin da principio. E’ Lui che, librandosi sulle acque primordiali, comunica l’essere a tutte le cose, rendendole sussistenti al di fuori delle Idee divine contenute nel Logos. L’acqua diviene dunque simbolo di fecondità e dunque dello Spirito Santo, come rimane tutt’oggi grazie al Battesimo. E’ ancora lo Spirito Santo che rende gli enti partecipi della vita, nelle sue varie forme: vegetativa, sensitiva e intellettiva. Questo perché tali atti sono di puro e gratuito amore, e perciò sono compiuti, a nome delle Tre Persone, dallo Spirito Santo. L’uomo, plasmato da Dio Padre con le Sue mani, altro non è fatto che dal Verbo e dallo Spirito, Che soffia in lui la vita. Nello stato di giustizia originale, lo Spirito Santo, come grazia (ossia dono gratuito) increata, prende dimora nell’animo dell’uomo e lo riempie della grazia santificante – cioè quella creata - che opera in lui nei modi descritti nel capitolo precedente. L’uomo la riceve tramite il simbolo del frutto dell’Albero della Vita, pieno dello Spirito e figura della Croce. Quando l’uomo, col peccato, mantenendo l’immagine di Dio, perde tuttavia la somiglianza della Grazia e della Gloria, allora lo Spirito comunica, nel Protovangelo, la futura Redenzione. E’ l’inizio della Profezia, opera esclusiva dello Spirito, che dura tutt’ora. Quando la corruzione anteriore al Diluvio dilaga, è lo Spirito di Dio che si ritira dagli uomini, accorciando la vita straordinariamente lunga che era loro rimasta come retaggio dei doni preternaturali. Dopo il Diluvio, è lo Spirito che soffia via le acque, perché il mondo viene in un certo senso rifatto. E’ nell’influsso dello Spirito che si conclude l’Alleanza con Noè e quella con ad Abramo, a cui è data una discendenza nella potenza dello Spirito stesso; per essa, la benedizione celeste raggiungerà tutti gli uomini, che saranno il tempio della Terza Persona Divina; nell’Alleanza del Sinai, lo Spirito dà la Legge, insieme a tutta la Trinità, tramite gli Angeli, che riempie di Sé, e si cela dietro i simboli della Nube, della Luce e del Fuoco, che accompagnano anche il Popolo nel Deserto. La Nube, luminosa, nasconde e svela contemporaneamente Chi contiene, e questa azione – del rivelare progressivamente – è propria dello Spirito Santo. Il Fuoco, sotto forma di colonna, arde per guidare il Popolo, segno e simbolo di carità, e quindi anch’esso è mimetizzazione dello Spirito. Nell’una e nell’altro operano gli Angeli, che Dio ha mandato in Sua vece a guidare Israele, e che a tal scopo ha riempito di Spirito Santo. Attraverso di loro, la Luce rischiara gli uomini, mostrando la verità celeste, di cui lo Spirito conosce i reconditi abissi, da cui Egli stesso scaturisce. Tutto ciò avviene perché le Alleanze sono atti di amore. E’ il soffio dello Spirito che apre il Mare Rosso e il Giordano, perché è l’amore che libera dalla schiavitù del peccato – simboleggiato dal dominio egiziano – e che introduce nel Paradiso – significato dalla Terra Promessa. E’ Lui che sta su Mosè e Aronne, e poi si effonde sui Settanta anziani, perché è per amore che Dio ci guida tramite uomini scelti da Lui; infatti lo Spirito poi illumina e guida i reggitori del Popolo di Israele, dai Giudici ai Re. E’ Lui che consacra, nell’unzione – ossia in una aderenza totale alle loro anime – i Re. E’ Lui che, nella Nube, assieme alle altre Due Persone Divine, sta sul Tabernacolo, sull’Arca dell’Alleanza e nel Tempio salomonico. Nel momento in cui gli Ebrei si traviano, addita tramite la Profezia e la Scrittura una forma nuova e futura del Regno, del tutto spirituale, di cui Lui sarà l’artefice, il demiurgo, e che sarà dato ai Poveri di Spirito, a coloro che confidano solo in Dio. A questa promessa Dio rimarrà fedele anche durante l’Esilio, e da esso ricondurrà Israele in patria proprio tramite il Suo Spirito Santo, come ennesimo atto d’amore, attraverso un nuovo e pacifico Esodo. Ancora, sarà Lui a restaurare la fedeltà alla Legge mediante i Maccabei, Re e Sacerdoti, Suoi consacrati, liberandoli dall’empietà seleucide. Egli, instancabilmente, descrive alle anime i tratti del futuro Messia, Che non ha mai smesso di annunciare da quando lo evocò per la prima volta alla Cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva. I Profeti e tutti gli Autori Sacri scrissero per Sua ispirazione ciò che Egli volle e come Egli lo volle. E’ per Sua ispirazione che tutta la Scrittura è redatta e vissuta, essa, che è orientata tutta a Cristo. Su di Lui, infatti scenderà in pienezza lo Spirito (Is 11, 1-2), con la totalità dei Suoi doni: la Sapienza, che fa conoscere e gustare le cose divine; l’Intelletto, che fa comprendere le verità rivelate; il Consiglio, che orienta nelle scelte di vita in relazione al fine ultraterreno; la Fortezza, che fa resistere al male e perseverare nel bene tra le difficoltà; la Scienza, che vede le cose in rapporto al volere divino; la Pietà, che eleva l’animo all’amore per Dio e per il prossimo; il Timore, che fa paventare il giusto giudizio di Dio e attendere, per grazia, il suo premio. Così come preconizza l’avvento del Salvatore, alla stessa maniera prepara l’animo dei Suoi Poveri a riceverlo.

Il momento culminante dell’azione dello Spirito è nel NT. In forme sempre più perfette, Egli abita in una Umanità Nuova. E’ quella del Precursore, Giovanni il Battista, a cui lo Spirito parla e spiega la sua missione. E’ quella, ancor migliore, di Giuseppe di Nazareth, che deve custodire la Madre e il Figlio di Dio. E’ quella di Maria, il più eletto tabernacolo dello Spirito, Immacolata, Tutta Santa, Sempre Vergine, Madre per sua opera, Corredentrice, Assunta in Cielo. Delle meraviglie operate in Lei dallo Spirito diremo nelle prossime pagine. E’, infine, quella perfetta, archetipica, del Verbo di Dio, Gesù Cristo, Figlio del Padre. Egli, come Uomo, è completamente pervaso, riempito, colmato, inabitato dallo Spirito Santo. Ne è unto. Quella perfetta compenetrazione tra la Natura Umana del Verbo e lo Spirito Santo che lo riveste è infatti simboleggiata dall’Unzione, che, come ho in parte detto, già Re e Sacerdoti avevano profeticamente ricevuto in vista del Cristo, unico monarca, solo pontefice e autentico Profeta. Su di Lui lo Spirito è come il sigillo del Padre. Egli ne ha tessuto il Corpo in Maria (11); Egli ne ha creato l’Anima, il Soffio vitale, che è il Suo capolavoro; Egli l’ha colmato della Grazia; Egli lo ha riempito di Sé pubblicamente nel Battesimo per iniziare la Sua missione, scendendo su di Lui come colomba, ossia con la forma simbolica con cui è sempre raffigurato; nella Sua potenza Cristo ha operato i miracoli, simboleggiata nella Mano e nel Dito di Dio; nella Sua forza ha affrontato la Passione e la Morte; nella Grazia dello Spirito Gesù ha offerto il Suo Sacrificio immacolato al Padre; tramite l’azione vivificatrice dello Spirito l’Umanità di Cristo è tornata in vita ed è ascesa al Cielo.  

Questa Umanità glorificata è divenuta il mezzo attraverso cui il Verbo santifica l’uomo. Infatti è il Cristo risorto e glorificato che effonde il Suo Spirito, nel giorno di Pasqua e soprattutto a Pentecoste. Egli, in quel giorno, già annunziato da Gesù nell’Ultima Cena quale Spirito di verità e Consolatore Che avrebbe preso il Suo posto, già descritto quale Spirito procedente dal Padre, già annunziato come Colui Che avrebbe guidato alla verità tutta intera, rammentando e spiegando tutte le parole di Gesù stesso e arricchendole, si manifesta definitivamente come Persona viva, sussistente (12), Che lega stabilmente tutti i fedeli al loro Capo, Cristo, e costituendo così il mistico organismo della Chiesa, il Corpo totale del Redentore.

LA MISSIONE DELLO SPIRITO SANTO

Nel momento in cui è pienamente rivelato, lo Spirito Santo si mostra quale Rivelatore per eccellenza. Egli, Che non parla di Sé se non indirettamente, è Colui Che parla del Padre e del Figlio, perché solo Lui conosce i segreti dell’Uno e dell’Altro. Nel Suo Silenzio divino fa risuonare la Parola del Padre, Gesù Cristo. In ragione di ciò, il Padre parla a noi tramite il Figlio, ma Questi ammaestra nella potenza dello Spirito: ogni mente umana che ha ricevuto una Rivelazione- compresa quella di Gesù – l’ha avuta nella Terza Persona Divina. Perciò, come già si è detto, tutta la Sacra Scrittura è ispirata da Lui, come anche tutta la Tradizione. Dalle fonti della Rivelazione zampilla sempre Lui, il Paraclito.

Nel Cristo totale, la Chiesa, il Suo Corpo Mistico, risiede lo Spirito, come l’anima nel corpo; se il Cristo è il Capo del Suo Corpo, lo Spirito Santo, per contatto, scorre potente in esso: Egli continuamente vi immette, come il sangue nell’organismo materiale, la Grazia. Tutte le azioni della Grazia, descritte nel capitolo sulla Giustificazione, sono compiute da Cristo tramite lo Spirito. Egli, Grazia increata, muove alla fede tramite la Grazia preveniente; dona per la fede la Grazia Santificante; suscita, sostiene e porta a compimento il bene tramite la Grazia sufficiente ed efficace. In poche parole, Cristo opera attraverso lo Spirito tutte le azioni salvifiche. Tra di esse, fondamentali sono le azioni liturgiche e sacramentali, che producono realmente la Grazia. In ognuno dei Sacramenti lo Spirito opera efficacemente, sia producendo l’effetto, sia venendo comunicato dal sacramento stesso. In particolare nel Battesimo prende possesso dell’anima; nella Confessione rimette le colpe per il Sangue di Cristo; nell’Eucarestia opera la trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo e da Essi, contenuti nel fedele, si effonde nella sua anima; nell’Unzione degli Infermi rimette le colpe dando una forza particolare in vista della malattia se non della morte; nel Matrimonio lega misticamente in un solo organismo uomo e donna; nell’Ordine riempie in modo particolare la persona del sacerdote, rendendolo sacro a Dio. Ma è soprattutto nella Confermazione che Egli compie la Sua missione specifica. In questo nobile Sacramento la Terza Ipostasi Divina trionfa nell’anima, come il Padre nel Battesimo e il Figlio nella Eucarestia. La Confermazione è la Pentecoste di ogni anima. Per essa, lo Spirito del Padre prende pieno possesso dell’anima umana, imprimendole un carattere indelebile, come quello del Battesimo e dell’Ordine, una sorta di mutazione ontologica sul piano metafisico, per cui il fedele non è più solo figlio di Dio, ma addirittura soldato di Cristo, pienamente conformato alla potenza salvifica del Suo Redentore. Si adempie perciò la profezia : In quei giorni effonderò il Mio Spirito su ogni persona (Gl 3,1). Tale effusione si compie anche attraverso gli atti liturgici non sacramentali, anche se in misura minore e in funzione della fede di chi li riceve.

Lo Spirito compie così la Sua funzione nel piano salvifico: il Padre invia il Figlio, il Figlio redime, lo Spirito santifica. Ognuna delle azioni è contenuta nella precedente e le esplica. Così, i Divini Tre compiono, ciascuno secondo il proprio ruolo liberamente scelto, il progetto della Salvezza nel quale ci hanno amato, un progetto incentrato sul Cristo, sofferente, morto e risorto, e veicolato dallo Spirito, che abita nella Chiesa e in ognuno come in un tempio, vivo e santo.

In ragione di ciò, lo Spirito Santo edifica la Chiesa. La tiene unita, come Amore sussistente Che opera in modo attivo, saldando le membra tra loro e al proprio Capo. E’ nella Sua unione che anche gli scismatici, gli eretici, gli Ebrei, i monoteisti, i credenti di ogni fede e gli uomini di buona volontà sono uniti, ciascuno per quanto sta in loro, al Cristo Totale. Lo Spirito Santo mantiene questa unione viva ed efficace anche oltre la morte: la Comunione dei Santi, che unisce i terrestri, i purganti e i celesti in un solo organismo spirituale, è opera Sua. In ognuna delle Tre Chiese Egli opera efficacemente: nella Militante accende la preghiera, suscita i carismi, chiama ai ministeri, costituisce la vita consacrata, compie l’opera dell’evangelizzazione, santifica gli eletti, illumina, con una efficacia proporzionale alla natura degli insegnamenti, il Magistero del Papa e dei Vescovi e li assiste nel governo della Chiesa; nella Espiante – in Purgatorio – accende il fuoco d’amore che purifica le Anime; nella Trionfante splende nel Lume della Gloria che apre ai Salvati lo squarcio numinoso dal quale esse contemplano l’Essenza beatificante della Trinità Divina e, in Lei, di ogni bene: è la Visione Beatifica. Alla Fine dei Tempi, sarà lo Spirito – come profetizzato da Ezechiele – a ridare la materia, la forma e la vita ai corpi nella Resurrezione della Carne. Allora la Chiesa, Nuova Gerusalemme, sarà il vero Tempio di Dio, inabitato pienamente dallo Spirito stesso, costruito per l’Agnello e il Padre Suo. Allora la presenza dello Spirito, che già riempie l’Universo, sarà assoluta e visibile.

In ognuno di noi, lo Spirito è sempre presente, quale Spirito di adozione a figli, a meno che non sia scacciato dal peccato mortale. A Lui dobbiamo riverenza e amore, assecondandone le ispirazioni, volgendo a Lui la nostra preghiera e il nostro pensiero, compiacendoLo nella pratica della virtù e non contristandoLo col peccato, specie con quelli che più detesta, ossia tutti quelli mortali e naturalmente i sei contro la Sua Adorabile Persona: l’impugnare la verità conosciuta, la disperazione della salvezza, la presunzione di salvarsi senza merito, l’invidia della Grazia altrui, l’ostinazione nei peccati e l’impenitenza finale. Sono i modi con cui si declina la bestemmia contro lo Spirito, l’unico peccato che Gesù definisce imperdonabile, perché consiste nel rifiuto della verità, falsificandola, considerandola inefficace o superflua per la propria salvezza, valutandola meno del frutto delle cattive azioni, rifiutandola definitivamente o addirittura detestandone l’efficacia in altri.

LO SPIRITO NELLA PREGHIERA DELLA CHIESA

Il mistero dello Spirito è un mistero di trionfo, che la pietà orante considera nelle verità di fede in cui Egli ha operato e opera in modo particolare o esclusivo: la Concezione verginale del Cristo nell’Immacolata; il Battesimo del Signore; la Sua Morte, per cui è effuso il Paraclito; la Pentecoste, in cui tale effusione si compie in pienezza, prima sugli Apostoli e poi sui discepoli, anche pagani; l’azione mediante cui Egli guida la Chiesa stessa. Alla luce di ciò, lo Spirito è chiamato ed è la Promessa per eccellenza di Dio Padre, il Raggio di luce del Cielo, l’Autore di ogni bene, la Sorgente di acqua viva, il Fuoco consumatore, l’Unzione spirituale, il Dono stabile di Dio Altissimo. A Lui sono ricondotti non solo i Sette Doni, ma anche la fede, la speranza, l’amore e la verità, la grazia e la preghiera, la pace e la mitezza, la modestia e l’innocenza, il conforto e la santità, la misericordia, la forza e la sobrietà, l’umiltà e la castità, la bontà e la dolcezza, la pazienza e la pace, la compunzione e l’adorazione, nonché tutti quei doni particolari che ognuno ha, naturali e sovrannaturali. A Lui si chiede che c’ispiri l’orrore dei peccati, che venga e rinnovi la faccia della terra, che irradi con la Sua luce le nostre anime, che imprima la Sua Legge nei nostri cuori, che c’infiammi col fuoco del Suo amore, che riversi in noi il tesoro delle Sue grazie, che c’insegni a pregare bene, che ci illumini con le Sue ispirazioni divine, che ci conduca nella via della Salvezza, che ci faccia conoscere l’unica cosa necessaria, che ispiri in noi la pratica del bene, che ci conceda il merito di tutte le virtù, che ci faccia perseveranti nella Giustizia, che sia la nostra eterna ricompensa. Da Lui si implora la liberazione da ogni male e peccato, dalla presunzione e dalla disperazione, dalle tenebre della tentazione, dalla resistenza alla verità, dall’egoismo e dalla durezza di cuore e da ogni cattivo spirito.

Una summa della fede nello Spirito Santo sono il grande e meraviglioso inno Veni Creator Spiritus e la Sequentia Aurea. Il primo così scandisce: Veni Creator Spiritus/ Mentes Tuorum visita/ Imple superna gratia/ Quae Tu creasti pectora.// Qui diceris Paraclitus/ Altissimi Donum Dei/ Fons vivus, Ignis, Caritas/ et Spiritalis Unctio,// Tu Septiformis munere/ Digitus Paternae Dexterae/ Tu rite Promissum Patris/ Sermone ditans guttura.// Accende lumen sensibus/ Infunde amorem cordibus/ Infirma nostri corporis/ Virtute firmans perpeti.// Hostem repellas longius/ Pacemque dones protinus/ Ductore sic Te praevio/ vitemus omne noxium.// Per Te sciamus da Patrem/ Noscamus atque Filium/ Teque Utriusque Spiritum/ Credamus omni tempore.// Deo Patri sit gloria/ Et Filio, Qui a mortuis/ Surrexit, ac Paraclito/ In saeculorum saecula. Amen.

La seconda declama: Veni Sancte Spiritus/ Et emitte caelitus/ Lucis Tuae Radium.// Veni Dator munerum/ Veni Pater pauperum/ Veni Lumen Cordium.// Consolator optime/ Dulcis Hospes animae/ Dulce refrigerium// In labore requies/ In aestu temperies/ In fletu solacium.// O Lux beatissima/ Reple cordis intima/ Tuorum fidelium.// Sine tuo numine/ Nihil est in homine/ Nihil est innoxium.// Lava quod est sordidum/ Riga quod est aridum/ Sana quod est saucium.// Flecte quod est rigidum/ Fove quod est frigidum/ Rege quod est devium.// Da tuis fidelibus/ In Te confidentibus/ Sacrum Septenarium.// Da virtutis exitum/ Da salutis exitum/ Da perenne gaudium. Amen.


1. Infatti nella Bibbia la Vita è soffio, fiato. In una concezione antropomorfa assai primordiale, l’Autore Sacro si figurava Dio con una corporeità e quindi con uno spirito. Al di là di questa finzione letteraria il testo sacro ci insegna che lo Spirito di Dio è il suo soffio e quindi la sua vita.

2. L’idea dello Spirito Santo come modo divino è sopravvissuta nell’eresia cristiana del Modalismo, per cui la Trinità è fatta di modi e non di Persone. Lo stesso Dio sarebbe ora Padre, poi Figlio e infine Spirito. Questa dottrina è tuttavia incompatibile con la Rivelazione del NT.

3. Critiche storiche eterodosse hanno identificato la Rūah con un paredro femminile di Dio. Ma la Bibbia non ha traccia alcuna di una relazione sessuata tra Dio e il Suo Spirito, anche solo per antropomorfismo, come può vedere qualunque lettore dell’AT

4. Lo Spirito d’Amore è dunque anche, etimologicamente, quello della Misericordia, visto che “grembo” e misericordia in ebraico hanno una sfera semantica comune. Lo Spirito produce non da sé ma in sé tutte le cose, terrestri e celesti. E’ escluso ogni panteismo, ma il legame tra il Dio trascendente e le sue creature è più forte di quello tra una totalità divina e le sue parti.

5. L’idea dello Spirito Santo come la maggiore delle creature di Dio, o della seconda creatura di Dio dopo la sua Sapienza, o come la creatura primigenia della Sapienza creata sopravvive nelle eresie trinitarie. La condanna della pneumatomachia, o eresia di Macedonio, che faceva dello Spirito Santo una creatura del Padre e del Figlio, avvenne, come conseguenza della proscrizione dell’arianesimo, di cui era postulato, nel I Concilio Ecumenico di Costantinopoli (381). In esso lo Spirito Santo fu confessato come consostanziale al Padre e al Figlio, così come il Figlio è consostanziale al Padre.

6. Ossia Dio come amore dell’amore, parafrasando l’aristotelico pensiero di pensiero.

7. Tale Doppia Processione è stata confessata dalla Chiesa Cattolica perché è Romana, ossia custodisce il deposito della fede dell’Apostolo Pietro, il Principe a cui Gesù ha consegnato tutta intera la verità. Invece le Chiese orientali hanno ricevuto solo la Processione dal Padre. La Chiesa Greca si è rifiutata per secoli di accettare questa esplicitazione del dogma.

8. Che lo Spirito proceda dal Padre è detto nel Vangelo da Gesù che poi lo alita sugli Apostoli, mostrando che procede anche da Lui. Definito come processus ex Patre nel I Costantinopolitano, fu poi confessato processus ex Patre Filioque nella Chiesa Latina e nel suo Credo, recepito dai Greci nei Sinodi di Bari (1096), Lionese II (1274) e Fiorentino (1445). All’inizio i Greci giustificarono il rifiuto della formula per il divieto di modificare il Credo sopprimendo parole. Ma Roma aveva fatto un’aggiunta, non una modifica. Tale argomento fu poi recepito. Sebbene oggi la Chiesa Ortodossa ancora non confessi la Doppia Processione, essa, essendo stata recepita in passato, è chiaramente compatibile anche con la dogmatica greca. Di questo però si è già detto.

9. E’questa la ragione per cui il Credo può essere recitato, dai Greci, eventualmente anche senza il Filioque, purchè tale omissione non implichi una mancanza di fede teologale nella Doppia Processione.

10.Per questo motivo la teologia platonica dell’Anima del Mondo, di cui il Demiurgo si serve per vivificare le cose prodotte sul modello delle Idee, è stata recepita dal Cristianesimo e piegata ad esprimere le verità di fede con alcune significative modifiche: lo Spirito è trascendente al mondo, non rende vivo tutto il mondo, non è subordinato al Demiurgo, è creatore. In Platone invece nessun principio divino crea, in quanto il mondo è solo ordinato, ma non prodotto, dall’esterno. Il Neoplatonismo, che riprende la dottrina del Timeo parlando di Tre Ipostasi del mondo intellegibile, elenca l’Uno, il Nous e l’Anima. Ma le Ipostasi qui sono sostanze separate, a differenza della Trinità cristiana.

11.A Lei, nell’Annunciazione, è detto che concepirà per opera dello Spirito Santo.

12.In ragione di ciò, negli Atti degli Apostoli, Egli stesso, a volte, parla agli Apostoli stessi. Lo Spirito, Che non appare mai in visione in quanto incorporeo, ancora oggi spesso parla in modo ultrasensibile ai Santi.


Theorèin - Marzo 2010